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No bos suporto, no bos suporto prus!
 Ghirateboke! amerikanos

Dalla militarizzazione della Sardegna agli incidenti nucleari sfiorati passando per le recenti esercitazioni NATO: la presenza militare Usa sull’isola tra accordi opachi, conflitti sulla sovranità, complicità nei conflitti e resistenze locali.

R
RedazioneCorrispondente
1 APR 2026
5 min
L'ex base US Air Force sul Monte Limbara

L'ex base US Air Force sul Monte Limbara

Erano gli anni ’90 e i Kenze Neke, gruppo rock sardo, in cinque strofe racchiudevano l’insofferenza verso basi, armi e bombe americane in territorio sardo, con una chiosa inequivocabile: l’imperativo di andarsene. Ghirateboke! amerikanos

Come spiega la sociologa Aide Esu nel suo libro “Violare gli spazi. Militarizzazione in tempo di pace e resistenza locale”, è nei primi anni ’50 che la marina Usa inizia a manifestare interesse per la Sardegna, specie per le coste di Cagliari e per l’isola di La Maddalena. Siamo nel corso della fase negoziale del Bilateral Infrastructure Agreement (BIA) l’accordo quadro del 1954 che regolamenta la presenza sul suolo italiano delle forze militari Usa, aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995. “La militarizzazione della Sardegna - scrive Esu - si realizza nell’arco di 16 anni tra il 1956 ed il 1972 con l’avvio della operatività dei poligoni del Salto di Quirra e di Teulada e con la base Usa nell’isola di Santo Stefano nell’arcipelago di La Maddalena”.

La Sardegna viene quindi scelta come “territorio elettivo” per addestramenti, sperimentazioni dei sistemi d’arma e ricerca aerospaziale, con un’edificazione avvenuta in parte su quote di terre pubbliche e di demanio pubblico espropriato. Un processo di militarizzazione che non avviene senza contestazioni: ai dubbi sui limiti della sovranità nazionale, la segretezza della BIA e le sue applicazioni si sommano anche singoli episodi motivo di scontro, come l’uso della base di Santo Stefano nel corso della guerra in Iraq di fatto in violazione delle decisioni del parlamento italiano e del Consiglio Supremo della Difesa. Ma non solo.

Sfiorare il disastro nucleare

“Le vicende della base Usa di La Maddalena - scrive Esu - hanno spesso richiamato l’attenzione degli ambientalisti per le vicende associate al nucleare e per due incidenti accaduti nelle bocche di Bonifacio. Le tensioni raggiungeranno l’apice il 25 ottobre 2003 a seguito dell’incidente nelle Bocche di Bonifacio del sottomarino Hartford”.  L’Uss 768 Hartford era un sommergibile ad armamento atomico della Us Navy, incagliatosi dopo poche miglia dalla base di La Maddalena. Si sfiora il disastro nucleare ma il tutto resta segreto sino al 18 novembre, quando l’incidente viene inizialmente ridimensionato attraverso una nota ufficiale dei i comandi americani: «Nessun pericolo. Solo lievi graffi alla vernice dello scafo». Sarà poi un rapporto dell'Irsn (Institut de radioprotection et de sureté nucléaire), ente francese di controllo che risponde ai ministeri della difesa, della sanità e dell'ambiente, a svelare come l'incidente avvenne a poche centinaia di metri dalla città e dalla base di Santo Stefano - mettendo a rischio il centro abitato della Maddalena - ma sarà successivamente anche la stessa marina statunitense ad ammettere l'entità grave dei danni.

Una vicenda ricostruita dal giornalista Costantino Cossu sul Manifesto nell’articolo “Disastro nucleare vicino alla costa”, dove ad emergere è anche come la versione che puntava a minimizzare la portata dell'incidente fosse già stata smentita il 22 dicembre del 2003 dal quotidiano di provincia americano, The Day. Insomma, i dubbi sul fatto che il 25 ottobre 2003 a La Maddalena sia stato sfiorato il disastro nucleare, vengono presto smentiti da una realtà che supera l’incubo.

“Dal 2004 il governatore della Regione Sardegna, Renato Soru, apre un contenzioso con il governo italiano per chiedere la riduzione delle servitù militari e la chiusura della base di La Maddalena. Il 28 gennaio 2008, con il Disestablishment Ceremony, gli americani lasciano l’isola”, scrive Esu.

Tra basi e esercitazioni

Prima ancora, nel 1993, ad essere dismessa fu la Base US Air Force localizzata in cima al monte Limbara, operativa dal 1968. Stazione di ricerca ed elaborazione dati e impianti radar, il sito “Sardegna abbandonata” ne ricostruisce funzione e attuale destinazione: il degrado. “Nel 1993 la base è stata definitivamente abbandonata e affidata dagli americani al Ministero della Difesa italiano, quindi all’Aeronautica Militare e infine – nel 2008 – alla Regione Sardegna. All’epoca della dismissione la base era ancora funzionante, ma, non servendo più né agli americani né agli italiani, è stata abbandonata a se stessa, esposta per vent’anni a vento e neve. Al momento, considerati gli altissimi costi, un recupero sembra impossibile, così come una bonifica dell’area”.

Al momento quindi non ci sono in Sardegna basi permanenti americane, anche se aree del demanio militare italiano nell’Isola, come i poligoni di Quirra e Capo Teulada, vengono spesso utilizzate da forze Usa e Nato per esercitazioni militari e test missilistici. Un esempio recente è la Mare Aperto 2025, esercitazione che ha coinvolto oltre 6.000 militari provenienti da 8 nazioni della NATO, tra cui Stati Uniti, Italia, Francia, Regno Unito, Grecia, Spagna, Germania e Turchia. Definita “una delle più grandi operazioni addestrative della Difesa”, ha visto coinvolti un totale di 120 mezzi tra navi, sommergibili, aerei e veicoli subacquei e di superficie nelle acque della Sardegna, dove i poligoni di Teulada, Capo Frasca e Quirra-Perdasdefogu sono stati i luoghi principali dell’operazione.

Da menzionare anche la “Falcon Strike 21”, l’esercitazione multinazionale promossa dallo Stato Maggiore della difesa, congiuntamente a due partner NATO (USA e Regno Unito) e Israele. Ne parla il giornalista Antonio Mazzeo sul Manifesto nell’articolo “War games nei cieli italiani con i caccia israeliani reduci da Gaza”. Una dodici giorni di esercitazioni aeronavali con l’uso dei più avanzati sistemi missilistici in un’area geografica che dai poligoni della Sardegna si è estesa alla Campania, Basilicata e Calabria, al Golfo di Taranto e al mar Ionio. È Israele a far sapere che l’esercitazione sarà (anche) un’opportunità per addestrare i propri piloti alle prossime guerre in Medio oriente, Iran in testa. Prese di posizione che oggi assumono un significato difficile da ignorare. 

“E custu istatu de sa libertade m’at privadu, sa libertade de sa Terra mia”, cantavano i Kenze Neke in riferimento allo stato italiano. In tempo di genocidi, attacchi, autodeterminazioni negate e atrocità spacciate per effetti collaterali di una presunta pacificazione, il tema della libertà della terra sarda continua a riemergere, sospeso tra la memoria delle occupazioni prima, delle contestazioni poi, e di un presente in cui l’isola resta uno dei principali spazi di addestramento militare e di non richiesta complicità.

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