Chi SiamoRedazioneContatti

Oltre la Cronaca

AmbientePoliticaSportSocietàCulturaMondo

Progetti

ApprofondimentiSocialVideoPodcast
Sardegna Oltre la Cronaca
Sostienici
Sardegna Oltre la Cronaca

Il Giornale

Chi SiamoRedazioneContatti

Oltre la Cronaca

AmbientePoliticaSportSocietàCulturaMondo

Progetti

ApprofondimentiSocialVideoPodcast
Sostienici
Sardegna Oltre la Cronaca

Un punto di riferimento per l'informazione libera e indipendente. Raccontiamo i fatti con dedizione e passione.

Il Giornale

Chi SiamoLa RedazioneContattiPubblicità

Esplora

PoliticaEconomiaSocietàCultura

Seguici

Privacy PolicyCookie PolicyTermini d'Uso

© 2026 Sardegna Oltre la Cronaca. Tutti i diritti riservati.

Sviluppo e Design: BearSolutions
HOME/OLTRE LA CRONACA/AMBIENTE
Ambiente

Abbanoa e la partita (infinita) dell’acqua in Sardegna

A più di vent’anni dalla nascita di Abbanoa, la gestione dell’acqua nell'Isola è nelle ultime settimane tornata al centro del dibattito pubblico e istituzionale. Sullo sfondo ci sono criticità ormai storiche (quali la dispersione idrica, la mancata trasparenza e la conseguente sfiducia di cittadine e cittadini, unite agli effetti della crisi climatica) e un presente di cambiamento che a partire dagli assetti societari attraversa un principio, da più parti rivendicato: l'acqua è un diritto da tutelare.

Matteo Cardia
Matteo CardiaCorrispondente
18 MAG 2026
7 min
Flumendosa, immagine di repertorio Canva

Flumendosa, immagine di repertorio Canva

Al centro della quotidianità, del tessuto sociale, delle attività economiche, delle diatribe politiche, attesa durante le stagioni secche sempre più lunghe in Sardegna come in altre parti di una regione mediterranea ogni giorno più calda. L’acqua bagna ogni aspetto della realtà, ma in tempi in cui la risorsa sull’isola è divenuta a poco a poco sempre meno scontata, è soprattutto la sua gestione a tenere banco. A partire dall’acqua utilizzata per uso civile e che fa risuonare un nome che è stato spesso fonte di polemiche, quello di Abbanoa. Una realtà che potrebbe andare verso un cambio di rotta nel futuro prossimo, ma che ancora oggi produce più diffidenza che ottimismo.

Preoccupazioni e potenzialità

Sono passati più di vent’anni dalla nascita di quello che ancora oggi è il gestore unico del Servizio Idrico Integrato (SII), compito affidato da quello che oggi è l’Ente di Governo d’Ambito della Sardegna (Egas), ovvero l’Ente regolatore del servizio idrico regionale. Vent’anni fatti più di bassi che di alti, in cui a spiccare sono state le promesse di cambiamento e i problemi economici che ancora oggi determinano il presente della società per azioni a capitale interamente pubblico, composto da Regione Sardegna e 342 comuni isolani, creata con l’intenzione di superare un sistema basato su gestioni comunali e consortili. Una società che ha vissuto da subito su squilibri e difficoltà che hanno messo in subbuglio diverse comunità e portato i conti in rosso, fino alla necessità di un piano di ricapitalizzazione presentato dalla Regione Sardegna e approvato dalla Commissione Europea nel lontano 2013.

Un vero e proprio aiuto di Stato, che come richiesta conseguente di Bruxelles aveva la riduzione dei tempi del contratto di gestione di Abbanoa fino al 31 dicembre 2025 - prima fissato al 2028 - e al successivo bando per una gara aperta al mercato per la gestione del SII. Un effetto che a oggi sarebbe stato scongiurato attraverso un processo della gestione in house di Abbanoa, che va dalla restituzione entro luglio dell’aiuto di Stato alla Regione - 187 milioni più gli interessi -  a un minore controllo della società da parte di viale Trento, il quale passerebbe dal 70% al 20% circa di azioni. Uno scenario quest’ultimo atteso da diverso tempo, ma che apre a diverse domande.

"Tutti vogliamo l'acqua pubblica"

«Partiamo da un principio: tutti vogliamo l’acqua pubblica» sottolinea Daniela Falconi, sindaca di Fonni e presidente di Anci Sardegna. «Di fatto la prima rivoluzione nella governance di Abbanoa sarà che il capitale sociale non avrà più un socio di fatto unico, ma sarà spalmato tra i comuni soci. Ed è qui che da sindaca ho sollevato le prime perplessità: noi comuni stiamo acquisendo un pacchetto azionario, le quote della Regione, che non hanno un valore. Cosa succederà in caso di problemi? L’ho detto pur sostenendo da sempre, così come altri sindaci, che i comuni dovessero contare di più. Questo oggi sta accadendo, ma i numeri che osserviamo meritano di essere approfonditi così come la forma della governance».

L’assetto dell’Abbanoa del futuro prossimo non è ancora stato proposto ai soci. «Sarà oggetto di quelle che potremmo definire come prossime contrattazioni - spiega Falconi - ma un altro aspetto riguarda il fatto che la Regione ha affermato che le risorse recuperate verranno rese disponibili per aiutare i comuni con gli interventi necessari per migliorare il sistema idrico. Non ho ragione di dubitarne, ma un conto è una promessa e un conto quello che realmente accadrà: noi avremo il compito di vigilare e far sì che tutto vada nel verso giusto».

Per cambiare realmente il corso di Abbanoa le necessità sono anche altre. «Serve maggiore trasparenza - chiosa Falconi - oggi è difficile sentire un cittadino scontento quando legge la bolletta della luce, ma è facile che il cittadino entri in crisi quando arriva quella di Abbanoa, basso o alto che sia il suo importo. Bisogna ricostruire un rapporto di fiducia tra chi gestisce l’acqua e la cittadinanza, e va fatto con azioni concrete». Per riuscirci, il ruolo decisivo può essere quello dei comuni. «Ci sarebbe bisogno di una governance più vicina, come degli uffici delocalizzati che possano dare una mano a chi è in difficoltà. Una gestione del disagio, quali i disservizi idrici, più puntuale. Penso che i comuni in questo debbano giocare un ruolo da protagonisti, dato che siamo la prima istituzione con cui i cittadini si interfacciano. Se i servizi sono più vicini al cittadino, i cittadini sono più soddisfatti. Vale per tutti gli enti, può valere quindi anche per Abbanoa e lo si potrebbe fare attraverso metodi studiati insieme».

Metodi che potrebbero comprendere anche altri aspetti del rapporto, soprattutto con quei territori più marginali che paradossalmente hanno grande rilevanza nell’assicurare l'approvvigionamento idrico di tutta l’isola e per cui potrebbero essere studiate misure compensative. Prima dei desideri, c’è però un quadro ancora da delineare. «Ho detto pubblicamente in diverse occasioni che l’attuale CdA sta lavorando in maniera più vicina alle comunità - sottolinea ancora la prima cittadina fonnese - a questo però va affiancato un miglioramento sostanziale della gestione della società. Sono preoccupata per il futuro e spero che i miei dubbi presto si sciolgano».

Un altro sguardo

Il dubbio modella gli scenari attuali anche per chi guarda alla situazione con gli occhi di chi ha deciso di non far parte di Abbanoa. Un percorso fatto anche di aspri confronti durato oltre un decennio e che ha visto diversi comuni prendere posizione per la gestione della risorsa idrica autonoma. Tra i capofila c’è stato Olzai, piccolo comune della Barbagia di Ollolai che nel 2016 arrivò a impugnare la delibera di Egas che imponeva l’ingresso in Abbanoa ai comuni che non avevano ancora affidato il servizio alla società in house. «La nostra è stata una scelta politica - afferma Ester Satta, sindaca del paese tra il 2015 e il 2020 - non abbiamo mai pensato all’acqua come qualcosa di proprietà del comune, ma come un diritto da tutelare».

Dall'approvvigionamento alla depurazione, il comune gestisce ancora tutte le fasi. «Il nostro è un fatto culturale - specifica Satta - abbiamo valorizzato l’acqua in tutti gli aspetti. Ci siamo fatti carico di questo lavoro e di investimenti nel tempo che sono stati fondamentali. Investimenti che purtroppo non sono stati fatti da Abbanoa nel resto della Sardegna». Se Olzai, così come altri 23 comuni isolani, oggi rimane all’interno del perimetro della Gestione autonoma del servizio idrico (Gasi), le preoccupazioni sul resto dell’isola e sull’intero sistema permangono. Tanto da guardare al passato come un’occasione persa. «Durante il mio mandato - continua Satta - la lotta non riguardava soltanto Olzai, ma tutta l’isola. Di fronte a questo c’è stato però spesso un atteggiamento tiepido da parte delle istituzioni. Oggi ci troviamo di fronte a una situazione in cui si sta tentando di tutto per evitare la privatizzazione, ma si è perso troppo tempo».

Lo scorrere degli anni ha fatto venire meno anche la capacità di rendere partecipi i cittadini. «C’è stato un parere dell'Anac [Ente nazionale anti corruzione, ndr] sulle quote sproporzionate affidate alla Regione, ma neanche allora si fece qualcosa. Quando le istituzioni non prendono in mano la situazione, i cittadini si sentono impotenti e le amministrazioni locali si sentono isolate. La politica ha seguito altre logiche, perdendo di vista il bene collettivo». Le conseguenze, per l’ex sindaca di Olzai, si avvertono anche oggi e potrebbero percepirsi nel domani. «Senza un compito diretto dei comuni e dei sindaci la questione rischia di non risolversi. Anche le ultime osservazioni fatte riguardano l’assenza di potere decisionale e di controllo delle amministrazioni. Il problema giace qui, nel non riuscire a creare un sistema di controllo basato sui risultati e affidato a chi ha, come i comuni, la situazione più sotto controllo sul territorio. Oggi invece parliamo della restituzione di milioni di euro e non si capisce - conclude Satta - se riprendere le quote significhi riprendere parte del potere o avere solamente delle grandissime responsabilità in questa delicata fase».

Se da un lato per il 2026 parrebbe essere scongiurata l'emergenza siccità, crisi climatica e problematiche legate a una condotta idrica ormai da tempo definita "colabrodo" in Sardegna restano, rendendo il tema della gestione dell'acqua una questione destinata a diventare sempre più centrale, nel breve e lungo termine. Un qualcosa che accade anche perché attorno all’acqua non si concentra soltanto una questione infrastrutturale, ma un’idea stessa di bene comune.

Condividi:

Resta aggiornato

Iscriviti alla newsletter per ricevere le ultime notizie.

Contenuto SponsorizzatoAdvertisement

Commenti

Partecipa alla discussione

Non sarà pubblicata

Resta aggiornato

Iscriviti alla newsletter per ricevere le ultime notizie.

AdvertisementPUBBLICITÀ

Da non perdere

01

Allevatori sotto l'assedio delle esercitazioni militari

Ambiente
02

La Sardegna nel pantano della speculazione energetica

Ambiente

Correlati in Ambiente

Immagine di repertorioAmbiente

Allevatori sotto l'assedio delle esercitazioni militari

Tra Marina di Arbus, Sant’Antonio di Santadi e Pistis, il Centro Studi Agricoli segnala un aumento delle esercitazioni militari e possibili ricadute su animali e produzioni. Testimonianze che si scontrano però con l’assenza di rilevazioni ufficiali.

Immagine di repertorio dalla manifestazione di Saccargia di giugno 2024 contro la speculazione, per una sostenibilità energeticaAmbiente

La Sardegna nel pantano della speculazione energetica

Pantano. Non viene in mente parola migliore per definire la situazione della Sardegna in merito alla questione energetica e alle rinnovabili. Anzi, diciamo meglio: la RAS, Regione autonoma della Sardegna, ovvero il braccio politico che dovrebbe governare l’intero fenomeno, affonda sempre più nel fango, trascinando con sé, nel pantano, i sardi. E la situazione peggiora ad ogni momento. Vediamo perché.