Il nuovo stadio a Sant’Elia e il nuovo Palazzetto dello Sport un domani. L’inaugurazione del nuovo skate park nel complesso di Monte Mixi oggi e i lavori in corso al PalaPirastu e al Tennis Club di Monte Urpinu. E poi i cosiddetti “grandi eventi”, dal Challenger 175 che tra aprile e maggio farà tappa proprio sulla terra rossa del principale circolo tennistico cittadino fino all’America’s Cup nelle acque del Golfo degli Angeli. L’elenco potrebbe essere sicuramente più lungo, ma dà l’idea di come lo sport sia al centro delle dinamiche politiche e sociali della città di Cagliari.
L’attesa per un nuovo impianto in cui il Cagliari Calcio possa continuare la sua storia e che possa ospitare gli Europei di calcio del 2032 è il fatto che attira maggiormente l’attenzione ormai da diverso tempo. E che, verosimilmente, accompagnerà gli anni che verranno - perché tra le fondamenta dello stadio che prenderà il posto del vecchio Sant’Elia ci sono fattori economici, sportivi e di fede calcistica, un mix più forte del cemento che verrà distribuito sul terreno. Il risultato spesso è la narrazione involontaria di una città incastrata tra un presente delineato dalle strette tempistiche di precisi eventi e da un futuro che dovrebbe cambiare il volto della città, soprattutto dell’area tra i quartieri di San Bartolomeo e Sant’Elia. Con il rischio che le condizioni di ciò che già esiste e la loro accessibilità, ma anche i piani futuri per altre zone, rimangano fuori dai radar. Una conseguenza che negli ultimi mesi ha visto il contraltare del lavoro della commissione sport del Comune di Cagliari. La discussione del nuovo Piano Urbanistico Comunale (PUC) è stata l’occasione per costruire il primo censimento dell’impiantistica sportiva cittadina e iniziare un percorso di osservazione dello stato della realtà.
Il percorso
«Al censimento - spiega Michele Boero, presidente della Commissione consiliare permanente Sport del Comune di Cagliari - è stato accoppiato un percorso di sopralluoghi per renderci conto dello stato degli spazi, ma soprattutto della manutenzione. Alcuni impianti comunali come le piscine necessitano di una profonda manutenzione e ristrutturazione. Esistono anche le situazioni legate alla manutenzione degli impianti in concessione. Stiamo procedendo per verificare che gli obblighi di controllo siano stati rispettati: non perché vogliamo fare gli sceriffi, ma perché le manutenzioni ordinarie non fatte diventano straordinarie e questo ha una ricaduta economica sul comune, oltre che l’impossibilità di poterli frequentare». C’è poi la questione delle palestre scolastiche, «che sono proprietà del comune o della Città metropolitana a seconda del grado. L’elemento di novità dopo un ultimo decreto legislativo - prosegue Boero - è che le scuole potranno rimanere fruibili durante la stagione estiva. In una città come la nostra, dove c’è una grande fame di impianti sportivi e il clima ci consente di praticare sport per gran parte dell’anno, con bambini, ragazzi e anziani che hanno necessità e diritto di poter fruire di spazi, soprattutto all’aperto, questo è un aspetto importante».
Quello degli spazi all’aperto è un tema di rilievo anche in ottica di nuove collaborazioni fondate sull’ex articolo 5, in una sorta di patto che tiene insieme pubblico e iniziativa privata. «Gli uffici stanno restituendo i dati aggregati - spiega ancora il presidente della Commissione - che ci faranno valutare se spazi all’aperto in questo momento non utilizzabili possano essere affidati in gestione a privati che possano renderli fruibili, per far sì che diventino impianti di quartiere. Chi ne farà richiesta, persone o società che possono investire per restituire godibilità a questi impianti, potrebbe ottenere concessioni ultraquinquennali, a seconda dell’entità del capitale investito. Al termine del periodo di concessione il bene tornerebbe in possesso del Comune. Sulla falsariga di quanto dovrebbe accadere per lo stadio Sant’Elia».
L'impatto
Un piano che potrebbe avere ulteriore concretezza in futuro, anche grazie al contributo diretto dei cittadini stessi. «Guardando al PUC uno degli interventi previsti è a Terramaini, dove verrà strutturato un impianto di baseball - precisa Boero. «Oggi la squadra di baseball della città, che gioca in Serie A, non gioca a Cagliari e questo non è tollerabile. A San Paolo, invece, si potrebbe puntare sui campi di rugby e calcio. Però tutto questo viene fatto seguendo i suggerimenti e le osservazioni dei fruitori». Lo stesso vale per gli impianti di prossimità.
«C’è un esempio importante - spiega - quello del comitato San Sebastiano, nell’area di via Monsignor Della Casa, vicino all’ex campo della società Sigma. Domani (l’intervista è stata fatta lunedì 20 aprile, ndr) riceveremo il Comitato per un loro progetto che vorrebbe portare a una nuova fruibilità agli spazi presenti, dove in passato si giocava anche a pallacanestro e pallavolo, e in cui noi vorremmo inserire anche un campo di bocce per permettere anche ai non giovani di fare sport. Diventerebbe un emblema dell’impianto di quartiere, considerando anche le attività culturali portate avanti dalla vicina parrocchia. Il tutto avrebbe un impatto sociale e sportivo straordinario».
La sfida principale resta però quella della coesistenza tra grandi eventi e grandi impianti. Non solo per dare risposte sul piano sociale, ma anche per tenere conto di un concetto di sostenibilità economica che vale per tutte le fasce d’età. «I due mondi devono coesistere - sottolinea Boero - noi dobbiamo pensare alla quotidianità e al diritto che tutte le persone hanno a fare attività sportiva. Lo sport è un eccellente fattore di prevenzione e di recupero, ma diventa anche un fattore di traino sociale. Aprire degli spazi nei quartieri, creare un incontro intergenerazionale può aiutare le persone, specialmente gli anziani, a ritrovare la socialità. Stiamo lavorando in questa direzione e speriamo al termine dei cinque anni di poter mettere a disposizione degli spazi fruibili all’aperto dove si possa fare anche attività sportiva gratuitamente».
Un tema quello della gratuità che resta centrale, soprattutto in ottica di garanzia d'accesso allo sport in quanto diritto. «Oggi - conclude Michele Boero - al di là di alcune attività, per fare sport bisogna pagare un’iscrizione in palestra o una quota societaria. In questo senso, anche per lo Skate Park appena inaugurato abbiamo provato ad andare in contro alle esigenze di tanti, con una quota annuale di 30 euro. Siamo certi che investire negli spazi può ricreare quel senso di comunità di cui si ha bisogno».



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