Il 30 novembre dello scorso anno Thamer Hamouda Ramzy Shehabeld (33 anni), Ahmed Tafrih Ghandoyr Ahmed Sharweda (33 anni), e Rizk Mohamed (36 anni) sono morti dopo aver perso il controllo della propria auto ed essere caduti in una scarpata a seguito del cedimento di un guardrail, a pochi chilometri da Villagrande, in prossimità del ponte Sothai.
I tre giovani operai, che da pochi giorni avevano iniziato a lavorare in un cantiere edile del paese, sono solo gli ultimi di una lunga lista di vittime che hanno perso la vita percorrendo la strada provinciale S.P.27, asse viario strategico tra Villagrande, Tortolì e la S.S.389. Uno dei principali collegamenti tra l’Ogliastra e la provincia di Nuoro. Eppure, la notizia della loro morte sembra essere passata in sordina, nel silenzio della comunità e delle istituzioni tutte.
Le domande che seguono l’incidente sorgono spontanee. In primis: per quale motivo il guardrail che avrebbe dovuto reggere l’impatto dello schianto ha ceduto facendo sì che l’auto finisse oltre il ponte? E soprattutto: perché su quella strada non si è mai intervenuti nonostante esista un progetto di riqualificazione da 10 anni?
Il caso
Risale infatti al 6 luglio 2016 la pubblicazione del progetto definitivo sul sito della Provincia di Nuoro e al 23 dicembre dello stesso anno un avviso di avvio della procedura espropriativa ai fini della realizzazione del progetto. Da quel momento in poi tutto rimane immutato, ad eccezione di un intervento effettuato tra il 2023 e il 2024 nel tratto corrispondente al bivio di Villagrande, considerato il “meno problematico” rispetto al resto della strada in questione. Il 6 giugno dello scorso anno l’Assessorato della Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna ha dato il via libera all’atteso intervento di riqualificazione, con l’approvazione a non procedere con un’ulteriore procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA), dando concretamente il via alla fase esecutiva, ad oggi mai aperta.
Tra gli interventi previsti ci sarebbe dovuta essere anche la realizzazione di un viadotto di 153 metri sul Rio Sothai, luogo in cui cinque mesi dopo il via libera della Regione i tre giovani operai hanno trovato la morte. Ora, quello che rimane è una barriera di sicurezza di cemento armato a sostituire il guardrail ceduto e un semaforo che regola la viabilità alternata del traffico, rendendo la percorribilità di quel tratto stradale ancora più problematica di quanto già non lo fosse. In prossimità della curva in cui è avvenuto l’incidente, infatti, il manto stradale si presenta interamente deteriorato, tanto da costringere le auto in transito a fermarsi durante la corsa. Seguono, percorrendo l’intera provinciale, una segnaletica inadeguata se non completamente inesistente e barriere di sicurezza assenti o danneggiate, sostituite in molti casi da provvisorie reti da cantiere.
I numeri in Sardegna
Sulla base del resoconto pubblicato da ACI e ISTAT lo scorso anno, nel 2024 sulle strade italiane sono morte 3.030 persone. Nell'Isola l’indice di mortalità risulta essere più del doppio della media italiana ferma a 17,4: tra le situazioni più critiche il Sud Sardegna (59,6) e Nuoro-Ogliastra (51,4).
L’ultimo report dell’Osservatorio sardo sulla sicurezza stradale punta il dito soprattutto sulle provinciali, considerato il tratto più insidioso della rete viaria. Sulla base dei dati raccolti, guardando al 2023 si nota che degli incidenti mortali verificatisi in Sardegna 39 sono avvenuti su strade statali, 26 su strade urbane e 37 su strade provinciali: numero, quest’ultimo, che rimane invariato rispetto al 2022 e rispetto al 2013.
Dal nuovo rapporto ACI-ISTAT emerge che per la prima volta dopo il 2021 in Italia il numero delle vittime della strada scende sotto i 3.000. Eppure, quando si analizzano i numeri (sempre comunque troppo alti), si continua a guardare al dito e non alla luna. «Dobbiamo continuare a investire nell’educazione stradale, a partire dalle giovani generazioni» commenta Geronimo La Russa, Presidente dell’Automobile Club d’Italia. Ma nessuno fa mai riferimento ai mancati – seppur necessari – interventi di manutenzione o miglioramento delle nostre infrastrutture. In questo modo si ritorna alla narrazione che mette al centro il comportamento del singolo individuo come unico responsabile di un problema che è invece collettivo.
Giovanni Pintor, founder dell’associazione AdessoBasta e dell’app Nepo, intervistato pochi giorni fa al TG3 in merito al tema della sicurezza stradale capovolge la prospettiva dominante ribadendo che «gli organi competenti, le persone che lavorano in Anas o in Autostrade per l’Italia hanno il dovere assoluto di dimenticarsi come le persone si comportano in strada, ma far sì che le loro infrastrutture siano talmente perfette da considerare ogni morte come una loro sconfitta». L’eccessiva velocità di chi guida, l’alcool e il cellulare non possono e non devono più dunque essere considerati una scusa a cui aggrapparsi per giustificare degli errori che stanno a monte. «Creiamo la scatola più sicura possibile, così che anche chi vuole sbagliare non muore», conclude Pintor.
La startup ideata dal giovane nuorese, premiata ad Harvard tra i migliori progetti a livello internazionale, consente di segnalare in tempo reale i problemi riscontrati lungo il tragitto, consigliando all’utente il percorso più sicuro da percorrere: asfalto danneggiato, barriere assenti, strisce pedonali sbiadite, incroci o curve pericolosi e i cosiddetti black spot, ovvero quei punti in cui si addensa una maggiore quantità di incidenti. Dal suo lancio l’app Nepo conta già 3mila utenti e circa 1000 segnalazioni in Sardegna, più di 200 tra la provincia di Nuoro e l’Ogliastra.
La (non) copertura mobile
Il tema della sicurezza stradale in Ogliastra è tornato al centro dell’attenzione anche dopo la segnalazione del sindaco di Barisardo Ivan Mameli, che lamenta una mancata copertura mobile sulla strada statale S.S.125 e sulla S.S. 389. «In diversi tratti c’è un’assenza di segnale, quindi in caso di emergenza chiunque si trovi all’interno delle gallerie, in particolar modo, non ha la possibilità di farsi soccorrere», spiega Mameli. Le gallerie coinvolte sono 11, di cui 9 superiori ai 500 metri lineari. Su richiesta del primo cittadino è stato convocato un tavolo in prefettura, a cui hanno partecipato anche il viceprefetto Raimondi e Anas, che si è attivata tempestivamente coinvolgendo le compagnie telefoniche e chiedendo l’installazione di apparati dedicati all’amplificazione del segnale della telefonia mobile, come si legge nella nota dell’ente. Il prefetto si è poi mobilitato chiamando in causa la società Zefiro.net, joint venture tra Iliad e WindTre, che ha ribattuto alla richiesta chiarendo che al momento non è previsto alcun tipo di intervento a causa di mancati finanziamenti.
«Ritengo che questa sia una cosa di primaria importanza. Ci sono dei diritti che vanno tutelati, tra cui il diritto alla salute e quello alla mobilità che sono costituzionalmente garantiti», afferma il sindaco. La S.S.125 collega infatti l’Ogliastra al polo ospedaliero di Cagliari; la mancata copertura comporta dunque un maggiore isolamento e un maggior rischio per gli ogliastrini costretti a spostarsi per motivi di salute, e non solo. «Adesso attendiamo che la politica regionale si attivi e convochi un tavolo di confronto per capire come recuperare le risorse e chi finanzierà il progetto» conclude.
Lo schema che si ripete però è sempre lo stesso, in Ogliastra e nel resto dell’Isola: mancano i finanziamenti, si ritardano gli interventi e aumenta l’isolamento. Intanto, nell’attesa che si prenda coscienza del fatto che quello della mobilità è un problema reale nelle nostre strade si continua a morire. La domanda che ci rimane è: in un contesto che mira sempre a punire e colpevolizzare l’utente e mai a responsabilizzare il gestore, chi si fa garante della nostra sicurezza?




