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Correre è gratis e fa bene, soprattutto se insieme: il caso del SunCity Runclub

SunCity dice di sé di essere più di un semplice runclub: è una community che mette al centro il benessere fisico e mentale, un ambiente positivo dove superare i propri limiti, divertirsi e socializzare. Ce ne parla Matteo Cardia in dialogo con i due fondatori, Manfredi Giovanni Seu e Stefano “Stewie” Meleddu.

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17 GIU 2026
7 min
Foto di SunCity Runclub

Foto di SunCity Runclub

Da un bisogno individuale a quello collettivo. Il passaggio non è scontato, anzi. Può essere complesso in tempi in cui le necessità fanno a botte con l’impressione della quantità di tempo che si ha a disposizione, e mettere insieme le persone appare difficile. Invece, a volte, bastano delle scelte semplici per porre in circolo le giuste energie fino a creare qualcosa che ha un impatto per gli altri, oltre che per sé stessi. Il SunCity Runclub è nato così a Cagliari quasi un anno fa, dall’incrocio delle esigenze di due amici, Manfredi Giovanni Seu e Stefano “Stewie” Meleddu. E a oggi, al Poetto ma non solo, trascina ogni domenica gruppi di persone a ogni uscita sempre più numerosi per cinque chilometri di corsa sempre al ritmo del più lento.

«Il 16 luglio sarà passato un anno dal lancio della pagina Instagram - riflette Manfredi Giovanni Seu - tornare con la mente a quando eravamo pochi, ma soprattutto a quando, ancora prima, entrambi per motivi personali, abbiamo cominciato a correre insieme accorgendoci dei benefici che cominciavamo a trarne e alla decisione di coinvolgere per primi i nostri amici, è emozionante». Quasi per implicito rispetto ai propri valori, la scelta di partire sui social e dare il via a un club di corsa aperto a tutti e gratuito non è stata immediata, nonostante l’istinto portasse a credere che nel capoluogo il bisogno di ritrovarsi fosse sentito.

«È difficile prendersi un momento per guardarsi indietro, il nostro è un continuo shock - ammette Stefano Meleddu - mentiremmo se dicessimo che non ci aspettavamo che qualcosa di importante potesse nascere. Per mesi Manfredi mi diceva: “Dai, facciamolo pubblicamente”, ma volevo aspettare il momento giusto. Dall’altra parte però non ci aspettavamo che un riscontro potesse arrivare così velocemente, sia per le tante persone che ormai corrono con noi che per l’attenzione delle attività locali. Ogni volta ci confrontiamo con numeri che crescono e questo continua a stupirci. Così è cambiata anche la nostra motivazione, perché abbiamo preso consapevolezza di quanto il nostro progetto potesse avere un impatto. Una consapevolezza che ha portato a conoscere meglio la parola responsabilità, ma anche anche ad avere ambizione».

Un passaggio segnato anche dalla costituzione della ASD Savana Club, attraverso la collaborazione con l’AiCS (Associazione Italiana Cultura Sport, uno degli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI), ufficializzato ad aprile scorso, che permette di correre con maggiori sicurezze ed essere ancor più riconoscibili al mondo esterno. Il tutto, comprese le partnership con le aziende, non ha tuttavia cambiato gli obiettivi che stanno alla base delle attività domenicali del club, il cui simbolo, la zebra e di conseguenza la mandria, ricorre spesso nelle parole dei fondatori per cercare di spiegare il proprio agire.

Corse aperte a chiunque

«Noi andavamo a correre all’inizio senza avere neanche le scarpe da corsa, ma quando finivamo il nostro allenamento stavamo bene ed era questo l’importante - riprende la parola Seu. «Vogliamo che le persone che vengono con noi rivivano questa sensazione. Da qui nasce l’idea che le nostre corse siano aperte a chiunque: a chi non ha mai corso in vita sua, a chi vuole rimettersi in forma dopo tanto tempo in cui è rimasto fermo, o anche solo per conoscere nuove persone». Uno spazio quanto più possibile orizzontale. «Lo diciamo prima di ogni easy run: tra di noi non esiste giudizio, siamo tutti uguali e liberi di essere noi stessi - aggiunge Meleddu - questo porta al concetto chiave dell’andare al ritmo del più lento. Anche l’ultimo arrivato, che non ha mai corso in vita sua, si deve sentire parte della mandria: è quello che ha faticato più degli altri, quindi l’obiettivo di tutti è far sì che riesca a fare i suoi 5 km. La zebra in natura da sola non sopravvive, ha bisogno delle altre che le stanno attorno. Questo è il nostro modo di fare sport».

Alla corsa si sono unite nel tempo altre attività nel corso della settimana per continuare a rendere ancora più solida l’idea di un collettivo che possa andare oltre gli ostacoli divertendosi: allenamenti settimanali, uno sport a rotazione da praticare durante la settimana ed eventi compresi. Un modo leggero di vivere lo sport, che ha permesso di incanalare l’urgenza di ragazzi e ragazzi di condividere spazi e tempo, ma anche di scoprire una Cagliari che ha ancora diverse potenzialità.

«Cagliari è il posto più bello del mondo dove correre - affermano entrambi i fondatori del progetto - se si sta al Poetto si può fare un bagno dopo la corsa, ma ci sono anche altri percorsi specifici dove praticare l’attività come i parchi, il clima poi è fantastico. E il discorso si può estendere alla Sardegna, che ovviamente non è solo mare e non è solo un’idea legata al turismo. Abbiamo tutto e questo è uno dei punti cardine della nostra mentalità». La spiaggia che impreziosisce Cagliari resta il luogo da cui tutto è partito e con cui il legame è tenuto stretto dal rispetto richiesto verso l’ambiente e verso gli altri frequentatori dell’area.

«Il Poetto è la nostra savana, per noi è un tesoro e vogliamo valorizzarlo - continuano - per questo una delle regole della nostra corsa domenicale è portare rispetto al luogo che ci ospita, che ci consente di goderci una corsa con l’aria pulita e sotto il sole. Un rispetto che vale anche per le persone che frequentano il luogo, dalle famiglie agli anziani. Se passiamo in un punto vogliamo che tutti dicano: “Mi farebbe piacere ripassassero”. Solo così nasce uno scambio che ci piace rendere vero mostrando ciò che siamo».

In dialogo con l'Isola

Il messaggio portato avanti da luglio dell’anno scorso è arrivato a coinvolgere almeno 770 persone che oggi si ritrovano nel gruppo Whatsapp in cui si condividono i piani settimanali, un numero che cresce oltrepassando il migliaio tenendo conto delle attività tenute in diverse parti dell’isola negli ultimi mesi, tra cui rientra (ad esempio) quella di Sassari, lo scorso aprile, in collaborazione con l’Assemblea Natzionale Sarda (ANS), che ha permesso di utilizzare lo sport come uno strumento per riscoprire la storia dell’isola in occasione dell’ultima Die de sa Sardigna. 

«Emotivamente parlando, ci ha riempito d’orgoglio - raccontano ancora i fondatori - si è trattato di una collaborazione nata diverso tempo fa, quando ANS ha inquadrato perfettamente quali fossero i nostri valori e come in qualche modo si legassero alla storia della Sardegna e alla Sarda Rivolutzione. Così ci hanno chiesto - dicono sorridendo - di rendere “fresca” la giornata per far arrivare a tutti i valori di Sa Die, ma anche quelli che portiamo avanti personalmente. Per noi stessi inoltre è stata un’occasione per riscoprire una parte di storia che rischiavamo di perdere e che abbiamo avuto l’onore di raccontare a nostro modo».

Tra l’avvicinarsi del primo anniversario al calendario estivo ricco di ulteriori appuntamenti, l’andamento rapido degli eventi a volte rende più difficile guardarsi indietro, ma non vieta di immaginare qualcosa di grande per il futuro. «Noi ci svegliamo e pensiamo a questo e vorremmo che questo diventasse in toto il nostro lavoro - concludono entrambi - cercando di mantenere al primo posto sempre la community che abbiamo costruito e perché no, migliorarci. Sognare non è vietato e chissà che Cagliari e l’isola non possano diventare anche per questo il centro del Mediterraneo grazie allo sport».

di Matteo Cardia

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