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Ma la partita su Tavolara Bay è davvero chiusa?

Nell'attesa della pronuncia del Tribunale amministrativo della Sardegna, che l'8 luglio ha fissato per il 17 febbraio 2027 l'udienza di merito sul ricorso presentato dalla Regione Sardegna sul progetto previsto in località Cala Finanza - Punta La Greca, nel territorio di Loiri Porto San Paolo, la revoca dell'autorizzazione unica Zes di Tavolara Bay Srl ha portato gaudio e giubilo nel regno delle tante associazioni e comitati schierati contro l'operazione immobiliare. Ma la questione può veramente dirsi conclusa? Ne parliamo con Stefano Deliberi, presidente del Gruppo di Intervento Giuridico (GrIG).

L
Lisa FerreliCorrispondente
13 LUG 2026
7 min
Immagine di repertorio Canva

Immagine di repertorio Canva

Per il Gruppo di Intervento Giuridico, no. L'associazione di protezione ambientale aveva sollevato per prima il caso legato al progetto Tavolara Bay, maxi investimento del gruppo brasiliano JHSF [di cui abbiamo parlato qui] destinato a sorgere a Cala Finanza prima del provvedimento con cui il Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha revocato in via di autotutela l’autorizzazione unica ZES. E davanti allo stop alla realizzazione del glamping e alla ristrutturazione di Villa Joy nel territorio di Loiri Porto San Paolo, invita a non abbassare la guardia: «Per la Struttura di missione ZES che fugge, ponti d’oro», commentano. Nessuno ostacoli quindi l'avversario in ritirata, ma le sentinelle restino sulle mura: «Ricordiamoci che non finisce qui».

Piccolo ma necessario recap. La Struttura di missione ZES, istituita presso il Dipartimento per il Sud, coordina l'attuazione del Piano strategico della Zona Economica Speciale (ZES) unica e rilascia l'autorizzazione unica per i progetti economici. Con provvedimento del primo luglio 2026 aveva revocato - come anticipato - il via libera dato alla società immobiliare interessata al progetto immobiliare davanti all'Isola di Tavolara, la Tavolara Bay s.r.l.. Una decisione che come riporta anche il GrIG, è avvenuta “a seguito della revoca della deliberazione di Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo n. 50 del 25.11.2025 [...] costituente parte integrante e sostanziale della stessa A.U.”. «L’unico atto quest'ultimo, seppur di natura politica - evidenziano dall'associazione - favorevole all’insediamento immobiliare in un mare di pareri contrari insuperabili». Quelli ovvero del Ministero della Cultura, della Regione autonoma della Sardegna, della Provincia Nord Est Gallura, del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale ma anche del Servizio Tutela paesaggistica e Area urbanistica del Comune di Loiri Porto San Paolo. Una prevalenza di pareri contrari di cui per il GrIG anche «la Struttura di Missione ZES se n’era altamente infischiata». Eppure, perno e leva della vicenda sarebbe proprio la citata deliberazione consiliare comunale.

A sottolineare la questione attraverso una nota è stato anche Luigi Sbarra, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega al Sud. "Non vi è alcun ripensamento da parte del Governo, ogni decisione è stata presa esclusivamente sulla base delle richieste degli Enti Locali [...] Nel caso specifico, il rilascio dell’Autorizzazione Unica è avvenuto sulla base degli atti formalmente adottati dal Comune di Loiri Porto San Paolo e, in particolare, della deliberazione n. 50 del novembre 2025 con la quale il Consiglio comunale aveva approvato la variante urbanistica costituente il presupposto giuridico indispensabile per la prosecuzione del procedimento". Ma nel momento in cui il 30 giugno "il medesimo Consiglio comunale ha revocato la deliberazione che costituiva il presupposto giuridico dell’Autorizzazione Unica - prosegue sempre la nota - il Dipartimento per il Sud ha preso atto della mutata volontà del Comune e ha conseguentemente disposto, l’1 luglio, la revoca dell’Autorizzazione”.

La reazione del sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai, si muove su atmosfere differenti. «È una vittoria del principio di leale collaborazione tra istituzioni - ha dichiarato all'annuncio della revoca - dimostrazione che quando un Comune esercita con serietà e rigore le proprie prerogative, lo Stato sa ascoltare e sa correggersi». Ma andando oltre le rispettive dichiarazioni e rivendicazioni politiche, a restare è la lunga serie di fatti che hanno dato vita a una vicenda dai contorni non del tutto definiti, sulla quale scrivere la parola "fine" non è ancora possibile. Sia chiaro: la revoca dell'autorizzazione ZES rappresenta un passaggio importante. Ma quello che appare altrettanto evidente è che non esclude ricorsi né ulteriori sviluppi amministrativi e giudiziari.

Stefano Deliperi, andando dritto al punto: il caso di Cala Finanza potrebbe non dirsi concluso?

Non è sicuramente finito. Nel momento in cui c'è la revoca della autorizzazione unica è chiaro che chi era beneficiario non rimarrà con le mani in mano. Vi sarà sicuramente un'impugnazione o altro, ma di sicuro non è finita qua. Che adesso bravi bravi se ne tornino a casa dopo che hanno investito e acquistato terreni, non è credibile.

È una vicenda che in qualche modo mina anche l'autorevolezza - se così possiamo definirla - della ZES?

La normativa ZES non è nata per questo genere di iniziative ma per velocizzare e rendere più rapide procedure di autorizzazione di insediamenti produttivi: aziende, esercizi commerciali, anche banalmente una gelateria; non operazioni immobiliari di quel genere. È una disciplina che deve calarsi in un contesto normativo che è quello della materia trattata. Ora, qui ci sono normative per quanto riguarda la gestione del territorio, i vincoli ambientali, il procedimento amministrativo. È quindi senza dubbio una normativa usata male: è stata forzata, è stato approvato un provvedimento autorizzatorio che non doveva esistere. E l'ha anche esplicitato il sottosegretario Sbarra.

La quasi totalità dei pareri era contraria: quello dato in sede consiliare era esclusivamente di natura politica, non tecnica, tant'è che l'area tecnica del Comune aveva dato parere negativo. Questo significa che una conferenza dei servizi [istituto che ha lo scopo di semplificare l’azione della pubblica amministrazione attraverso l’esame dei vari interessi pubblici coinvolti in un unico tavolo, ndr] secondo la normativa si sarebbe dovuta concludere negativamente, perché la prevalenza dei pareri era - appunto - negativa. C'è invece stata un'autorizzazione, detto esplicitamente, sulla base solo del parere positivo del Comune in sede consiliare. Venuto meno quest'ultimo è stato revocato anche l'atto di autorizzazione ZES. Se perde autorevolezza? Mah, hanno più che altro avuto un sussulto di legalità. Quell'atto non ci sarebbe mai dovuto essere. In futuro si vedrà: a noi va bene ma siamo pronti per qualsiasi evenienza si presenterà.

Qual è di tutta questa vicenda, l'aspetto che si è compreso meno?

Il fatto che una normativa ZES non può stravolgere la normativa di contesto di gestione del territorio, tantomeno quella legata al procedimento amministrativo, in particolare sulla conferenza dei servizi. Lì si è detto chiaramente che la prevalenza dei pareri è quella che detta legge, ed erano pressoché tutti negativi. Invece si è fatto un atto di autorizzazione, si è dato un parere positivo che non ci sarebbe dovuto essere, in violazione (inoltre) di tutte le normative di gestione del territorio. Ecco, questo secondo me non si è capito bene: la normativa ZES non può essere uno strumento di eversione delle normali normative di gestione del territorio vigenti. La ZES si può applicare nell'ambito delle normative già esistenti: è di semplificazione, non eversione; altrimenti sarebbe "terroristica".

Nel frattempo il 7 luglio sempre per quanto riguarda il litorale gallurese fra Cala Finanza e Punta La Greca avete presentato un nuovo esposto alla Procura, al Corpo Forestale e ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale per quanto riguarda le varie opere edilizie realizzate e i tagli della vegetazione effettuati.

Esatto, abbiamo preso atto di tutte quelle che sono state accertate come azioni che hanno modificato il territorio nell'ultimo periodo: opere edilizie per cui il Comune ha dovuto fare oggetto di ordinanza di demolizione ma anche tagli della vegetazione. Adesso anche la sistemazione di alcuni container. Abbiamo raccolto e mandato tutto all'attenzione della Procura della Repubblica perché faccia gli accertamenti del caso: in una situazione di questo genere ci sembrano doverosi. Ancor più essendo venuto meno anche l'unico atto autorizzatorio che c'era, ovvero la ZES.

Tra le righe è già emerso, ma con un ultimo esercizio di immaginazione: come (magari anche quando) si sarebbe dovuto concludere il caso della Tavolara Bay?

Le leggi sono fatte sufficientemente bene per essere comprese da una persona che ha un briciolo di senso comune. La vicenda doveva chiudersi prima ancora di iniziare, non si poteva fare. Se tu vuoi una bicicletta gialla ma quella disponibile è rossa, è inutile che insisti per la gialla: non c'è, punto. Ma quando ci sono molti soldi di mezzo, molte forzature, e anche un pizzico di presunzione e arroganza, a tutti i costi si vuol fare quello che non si può fare. Ci sono dei no da dire. No, punto e finito. Doveva finire così.

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