Che siano populisti lo ammettono loro stessi: “É un movimento del popolo per il popolo” (l’accento acuto al posto dell’accento grave è nel testo originale) scrive il 19 novembre 2025 il front man del “movimento”, Michael Ardu [estromesso poi l'11 settembre, ndr]. Niente di particolarmente scandaloso, niente di nuovo in realtà: «Questi movimenti», sostiene il docente di Scienze politiche ed ex membro del Parlamento catalano Josep Maria Carbonell, «pretendono - o cercano - di rappresentare l’intero popolo di un paese o di una nazione. Ecco perché li chiamiamo populisti: si autoidentificano con il popolo. Rappresentano - dicono - il popolo, e senza alcuna limitazione parlano sempre come se fossero i veri rappresentanti del popolo. Il popolo sono loro. Sanno cosa vuole il popolo».
Il movimento di cui si parla in questo caso è Surra ("Sardigna Unica Rinaschìda Resistenti Autodeterminada"), raggruppamento indipendentista sardo, si legge nel sito, che “si dissocia esplicitamente da qualsiasi colore politico o accostamento a parti politiche”. Ma è davvero così? Prima di rispondere a questa domanda, occorre fare un accenno ai “tre più due” fondatori, quelli che “custodiscono gli obiettivi del movimento e vigilano perché ogni attività resti fedele allo spirito originario: “lotta, fratellanza, lucidità, mutuo soccorso e difesa della Sardegna”, si legge nel “chi siamo” del sito: sono Elena Pinna, Michael Ardu, Angelica Ibba e - figure non facili da individuare - Marco Melis e Muddy Caboni.
Per il momento, giusto un accenno che serve come guida per collocare politicamente il movimento. Più avanti varrà la pena studiare approfonditamente i singoli fondatori (almeno quelli che risultano individuabili). I due “volti del gruppo”, Elena Pinna e Michael Ardu, sembrano quasi essere stati scelti al termine di un casting. Sono quasi due “gemelli diversi”: entrambi belli, entrambi con esperienze da disterraus (lei prima in Piemonte, nel Trentino e ora in Francia, lui in Germania), danno l’impressione di aver abbracciato la causa indipendentista meno di un anno fa. Lei faceva (e fa tuttora) la cantante di un duo capace di proporre sonorità interessanti; lui, come lascia intendere in un post del 2 aprile, lavorava come cameriere. Poi, nell’autunno dello scorso anno, entrambi sono stati folgorati sulla via di Barumini.
Gli altri fondatori? Angelica Ibba, figura sullo sfondo, invece, ha una storia indipendentista più vecchia: già il 9 agosto 2024 invitava i suoi contatti a firmare la proposta di legge “Pratobello 2024”. Gli ultimi due, Marco Melis e Maddy Caboni, sono quasi due fantasmi. Difficile, quasi impossibile individuarli: più avanti si racconteranno quelle poche cose venute fuori sul loro conto.
La collocazione politica
Surra, si legge nelle Faq, “si dissocia da qualsiasi colore politico o accostamento a parti politiche”. Una posizione che, già di per sé, è un programma politico. Come sostiene lo storico francese Gilles Candar, quando un movimento «dice di non essere né di destra né di sinistra, solitamente significa una cosa: non è di sinistra». E, per citare Alessandro Manzoni nel suo “Fermo e Lucia”, «dimmi con chi tratti e ti dirò chi sei». I volti noti di Surra lo fanno immediatamente capire: già a novembre 2025, ai primi vagiti ufficiali del movimento, Pinna condivide nel suo profilo le iniziative di Juanne Frantziscu Cau. Carneade, chi era costui (giusto per restare in ambito manzoniano)? Il suo profilo raccoglie tutta la retorica criptofascista, dal’islamofobia al maschilismo, passando per l’omofobia e per le vignette di Ghisberto. Per altro, se non fosse tragico, sarebbe divertente il fatto che, nonostante il suo indipendentismo, la stragrande maggioranza dei post racconta fatti italiani. Uno di quei personaggi che trasformano la legittima lotta per l’autodeterminazione in una risibile aspirazione.
Però, potrebbe giustificarsi Pinna, i due post rilanciati nella sua bacheca (uno contro le pale eoliche, l’altro sulla salvaguardia del pecorino) parlano di temi assolutamente condivisibili. Certo. Ma chi guida un movimento deve capire chi sono i suoi compagni di strada anche quando percorrono insieme solo brevi tratti. Un peccato di ingenuità, si potrebbero giustificare i “surrini”, visto che “l’incontro” con Joanne Frantziscu Cau è avvenuto quando Surra era ancora alla ricerca di se stessa.
Ma questa è solo la prima di una delle tante “scivolate” a destra. Perché solo un mese dopo, Pinna si imbatte in un post di Carlo Sanna, altra figura molto interessante. Giusto per capire di chi si tratta, si definisce anarcoliberista. Pervaso da un feroce antisocialismo (e anticomunismo), è un tifoso sfegato del presidente argentino Javier Milei e si augura che la Sardegna diventi indipendente grazie all’intervento di Elon Musk. Praticamente una versione vagamente più presentabile di Juanne Frantziscu Cau. Quasi scontato dire che Sanna sia anche un filo sionista e un islamofobo. E che, durante la pandemia, sia stato anche un accanito anti green pass.
Per avere un quadro ancora più chiaro sullo spessore di questo personaggio, vale la pena aggiungere che definisce Antonio Gramsci “uomo di merda”, che fa nei suoi confronti squallido body shaming etichettandolo come “Quasimodo di Ales” (visto che il più grande intellettuale del XX secolo non era noto come poeta, appare ovvio il riferimento al gobbo di Notre Dame, protagonista del romanzo di Victor Hugo Notre-Dame de Paris). Non solo: getta fango anche su Emilio Lussu e, giusto per sostenere che lui no, mica è un fascista, parla di un suo progenitore che avrebbe sputato in faccia a Mussolini; sarà vero?
Solo pochi fortunati hanno avuto la ventura di leggere questo grazioso aneddoto dal momento che non gli ha dedicato un post ma lo racconta, di volta in volta, nei commenti ai suoi post. Un episodio che lo renderebbe giustamente orgoglioso se fosse vero. Solo che di questa vicenda non si trova alcuna traccia sul web. Strano, decisamente strano. Gemini (per quanto possa essere attendibile l’intelligenza artificiale) liquida così il racconto: «Spesso un piccolo bisticcio con un vigile o un funzionario fascista locale, a distanza di ottant'anni, diventa magicamente "mio nonno ha sputato in faccia al Duce". La storia ufficiale ci conferma che nessuno lo fece mentre era in vita: si tratta di una classica leggenda metropolitana familiare».
Sanna non sarebbe fascista? Forse. Si definisce, curiosamente, antifascista (oltre che anticomunista), visto che – semplificando la sua “filosofia” – fascismo e comunismo, o socialismo, sono praticamente la stessa cosa. Ma le sue posizioni su Islam, sul genocidio palestinese, su pandemia e green pass, su “sostituzione etnica”, sulle questioni di genere e il suo approccio sessista (“meglio capra che a trassa di egua sui social come te”, questa la sua risposta una donna che lo contestava) sono, più o meno, sovrapponibili al “pensiero” di Roberto Vannacci che si guarda bene dal dichiararsi “antifascista”. Per parafrasare Forrest Gump, “fascista è chi il fascista fa”. Anche se, negli ultimi tempi, dopo il suo incontro proprio con il leader di Futuro Nazionale, Sanna si è impegnato per sottolineare la distanza politica che li separa: dopo aver affermato che Vannacci è un pessimo socialista, aggiunge che i suoi sostenitori sono «fottuti bigotti cristiani». Paragonando le posizioni di Sanna con quelle di Vannacci, l’unica differenza – a sentire l’anarcocapitalista – sembra essere quella della scelta di sistemi economici opposti.
Ebbene, Sanna scrive il 22 dicembre 2025 un post delirante. Questa la parte finale: “… Io non la lascio casa mia ad una scimmia urlatrice che incita Allah. Fino a prova contraria la Sardegna è la casa dei sardi, non degli italiani e non degli africani, benvenuti tutti ma questa è casa dei sardi. Fintz'a s'indipendentzia. Fintz'a sa repubblica federale de sos populos sardos. Ci vogliono mandare via, l'avete capito o no? Deu no apu a morri italianu”. Un post che raccoglie 168 like. Compresi quelli di Elena Pinna e Michael Ardu.
Non un caso, tra Pinna e Sanna c’è una “corrispondenza di amorosi sensi”: ad aprile la leader di Surra pubblicizza un incontro a Fonni di cui Sanna è protagonista. Lui la ringrazia pubblicamente sui social. Rapporti “affettuosi” che si ripetono anche nei mesi successivi.
La sensazione sempre più evidente è che Surra abbia una sorta di strabismo verso destra. Una percezione che viene confermata anche a giugno quando Pinna condivide la petizione lanciata da «Emanuele, un nostro collaboratore di Surra», dice l’attivista. Qual è l’idea? La creazione, nei quartieri storici di Cagliari, di un “Comitato di Sicurezza Cittadina”. Praticamente ronde che, però, non si chiamano ronde. Una di quelle idee che quasi certamente piacciano a Vannacci e ai picchiatori di iracheni che circolano dalle parti di San Benedetto del Tronto. Una petizione che, nonostante la “sponsorizzazione” di Pinna, non ha entusiasmato particolarmente i cittadini cagliaritani: alla fine, ha raccolto appena 396 sottoscrizioni.
Ma vale la pena scoprire chi è “il nostro collaboratore Emanuele”. Ufficialmente tale Emanuele Taino Foddai (o Emanuele Giovanni Foddai, come si firma nella petizione) sarebbe un insegnante di inglese. Ma una recente immagine di copertina del suo profilo Facebook racconta anche un’altra parte, decisamente più “interessante” del simpatizzante: “Remigrazione” si leggeva nel logo che mostra un teschio che tiene tra i denti un gladio, tra due tricolori (uno di questi – segno di patriottismo un tanto al chilo – è rosso, bianco, verde).
Immagine di copertina recentemente sostituita dalla scritta in ebraico del suo nome “Immanu’el”. Curioso, dal momento che lo stesso Foddai pubblicava il 27 ottobre 2024 la bandiera palestinese con la didascalia “From the river to the sea”. L’ideatore delle ronde, tra le tante perle, sostiene che Leone XIV non è il suo Papa, che l’aborto è un omicidio e che il femminicidio non esiste: “Nessuna donna in Italia viene uccisa in quanto donna”. Ovviamente nel suo profilo non mancano le invettive contro gli stranieri e, in particolare, contro i musulmani.
Un personaggio un po’ particolare questo Foddai: nel 2017, collaboratore di “Rivista Donna”, scrive un articolo dal titolo “Politici uomini e figure di spicco olandesi si tengono per mano in protesta contro l’omofobia”. In particolare c’è un brano decisamente interessante: “La coppia, passeggiando per strada mano nella mano”, si legge, “è stata fermata ed aggredita da otto giovani di origine marocchina, naturalizzati olandesi. In questo caso, la razza non ha nessuna importanza, anzi non la dovrebbe mai avere, dato che siamo tutti nello stesso pianeta e lo dovremmo condividere senza problemi né odio alcuno”.
Molto particolare è anche il suo account Facebook, basandosi, almeno, sui post pubblici. Attivo dal 2024 (anno in cui si candida per la Municipalità di Pirri nella lista che propone Giuseppe Farris come sindaco – che nulla ha a che fare con Surra) in poi, propone un unico post nel 2017 e, addirittura, scompare per otto anni: il post precedente è del 2009. Post cancellati o la cui visibilità è stata limitata?
Molto più comprensibile è quello che pubblica negli ultimi tempi: praticamente il profilo propone l’identikit perfetto del vannacciano. E non c’è da preoccuparsi se a proporre le “ronde che non sono ronde” sia una figura simile? I fondatori di Surra non sapevano niente del “nostro collaboratore Emanuele”?
Surra si definisce un movimento apartitico. Nel profilo di Pinna la presidente della Regione Alessandra Todde viene citata, sempre con occhio tutt’altro che benevolo, almeno una trentina di volte. Il suo predecessore Christian Solinas? Solo una e, per altro, in un post condiviso nel quale il suo nome è stato fatto solo come dato di cronaca. Certo, a guidare la Regione adesso è la rappresentante del MoVimento 5 Stelle. Ma i problemi dell’Isola non sono certo nati negli ultimi due anni. E neanche le iniziative contro cui adesso Surra combatte: giusto per fare un esempio, l’ex segretario del Partito Sardo d’Azione, durante il suo mandato in viale Trento, ha sostenuto fortemente la candidatura di Sos Enattos per ospitare l’Einstein Telescope, struttura che invece, i “surrini”, contestano fortemente.
Non solo: sempre nelle pagine di Pinna si parla in termini positivi esclusivamente di un’unica figura politica, la sindaca di San Giovanni Suergiu Elvira Usai, “la sindaca simbolo”, si legge nel blog del sito di Surra, “di una Sardegna che rialza la testa”. Certo, lei si è battuta contro la cava-discarica di Is Urigus. Ma quella battaglia è stata condivisa anche da tanti altri, compreso l’ex presidente della Regione Mauro Pili che, a quella vicenda, ha dedicato un lungo post a novembre dello scorso anno. In tanti si sono schierati. Eppure Pinna dedica solo a lei un peana, accompagnato da un invito: “Sindaci sardi, prendere esempio!”. Forse è solo un caso il fatto che Usai fosse candidata alle elezioni regionali del 2024 nelle liste di Fratelli d’Italia.
Il recentissimo attacco al deputato meloniano Salvatore Sasso Deidda (e non consigliere regionale, come lasciano intendere i post “surrini” che lo definiscono “collega di poltrona” di Francesco Pigliaru – per altro, ex presidente della Regione e mai deputato) non è di natura politica ma è solo legato al fatto che questi ha avuto l’ardire di citare il movimento, per altro neanche in termini negativi.
Servono altre conferme delle simpatie destrorse del movimento? Nell’unico post pubblico in cui compare Muddy Caboni, c’è un confronto tra lui e un follower. “Dite belle cose, il problema che siete vota todde vota Ilaria Salis, vota m Zedda”, attacca quest’ultimo. “Magari forse sarai tu così, comunque commento molto fuori luogo rispetto il contesto del video. Noi SURRA non abbiamo nulla a che fare con la polica. Poi la todde ahahahahhahahahahahah”, risponde Caboni (nessun errore di trascrizione, il dialogo tra i due è stato “copincollato”).
E poi c’è la ciliegina sulla torta: l’endorsement di noto pluripregiudicato, autonominatosi opinion maker della destra sarda. O, forse, è il caso di definirla estrema destra, viste le sue posizioni vannacciane: addirittura propone di affidare alla caricatura del generale Luigi Cadorna il ministero degli Interni; in realtà, questo personaggio sembra un po’ confuso, visto che a febbraio gli avrebbe voluto affidare il ministero degli Interni italiano e il mese dopo quello della Difesa. Il pluricondannato – che si è inventato anche food creator, facendo da testimonial ad alcuni locali cagliaritani legati appunto al cibo (chissà se davvero sta facendo un favore ai gestori: vista la sua fama, a tanti può venire voglia di boicottare quei luoghi proprio perché sono “sponsorizzati” da lui) – ha un rapporto particolare con Surra: prima blandisce il movimento, poi, quasi vestendo i panni del padre nobile, del fratello maggiore, lo incoraggia a non commettere alcuni errori. Certo, Surra, almeno pubblicamente, non sembra interessata a quel sostegno.
Probabilmente il “bacchettatore da social” è stato investito (o si è autoinvestito) del ruolo di intellettuale e “ambasciatore” del mondo vannacciano in Sardegna. Scontato l’obiettivo: portare l’estrema destra indipendentista sotto il cappello del generale. Ma i risultati, stando a quello che si legge, almeno per il momento, non sarebbero quelli sperati.
Uno degli abboccamenti dell’“ambasciatore” futurista è stato con Carlo Sanna (che continua, comunque, a dirsi “antifascista”). Un contatto che sarebbe servito solo per capire che le loro visioni sarebbero inconciliabili: addirittura, il “mileiano” in un post mette affiancate le immagini di Enrico Berlinguer e Roberto Vannacci (che Dio lo perdoni) scrivendo che “si chiamano socialisti, fanno schifo nella stessa misura”. Un incontro, dunque, che si sarebbe rivelato improduttivo per i seguaci del generale che esalta la X Mas, formazione militare apertamente fascista e nazifascista. Non solo: nel periodo di Ferragosto, come testimonia una foto pubblicata dallo stesso Sanna, l’anarcoliberista avrebbe addirittura incontrato Vannacci a bordo di una barca a Villasimius. E, stando ai suoi racconti, gli avrebbe spiegato che le loro visioni, in tema di economia, sono incompatibili.
Che cosa c’entrano i rapporti del vannacciano con Sanna e Surra? Apparentemente niente. Servono soltanto a stabilire che i “surrini” hanno scelto l’anarcoliberista, quasi cooptato nel ruolo di “ministro dell’Economia” (ma forse anche qualcosa di più), come paventato da Pinna in suo post del 21 marzo, rifiutando invece (per ora?) l’abbraccio “mortale” dell’opinion maker dell’estrema destra sarda, il quale aspira (o forse è il caso di dire “aspirava”) al ruolo di padre nobile di Surra. Ma, basandosi sugli ultimi suoi post pubblici, il “mileiano” lascia sempre più chiaramente intendere di volersi addirittura candidare alla presidenza della Regione. E, addirittura, parla della creazione di una sua entità politica. Da capire qual sarà (se ci sarà) il ruolo del movimento in questo disegno.
Giusto per chiarire ulteriormente quale sia la collocazione politica di Surra, c’è una curiosità. Pinna è molto attiva sui social: dal 17 al 28 febbraio ha pubblicato una quindicina di post pubblici su Facebook. Eppure si è “dimenticata" di condividere l’intervista (sui contenuti, magari, è il caso di tornare più avanti) rilasciata, proprio il 17 febbraio, a Ignis Tv. Che cosa è Ignis Tv? Si propone come testata indipendente ma, forse, tanto indipendente non è: si definisce, nella sua pagina Facebook, “associazione politica per la giustizia sociale e l'interesse nazionale, per l'uscita dall'Euro, UE, dalla NATO, per la difesa della proprietà privata, la libertà vaccinale e terapeutica, per il diritto alla disconnessione, per la difesa delle libertà”. E il suo segretario nazionale Luciano Tovaglieri, proprio l’intervistatore di Pinna, dice di essere un “indegno servo di Dio, sincero patriota”. Praticamente un’organizzazione di destra che attacca da destra la destra di governo. Un “patriota italiano” che intervista “un’indipendentista sarda”. Curioso.
Impossibile però trovare quel video: digitando il link (“www.youtube.com/live/QR5nZ0Kh1gs”) su YouTube, comparirà l’avvertenza: “Video non disponibile. Questo video è stato rimosso dall'utente che lo ha caricato”. La ragione? Forse si scoprirà più avanti.
Ultima puntualizzazione per individuare la collocazione di Surra rispetto ad avvenimenti relativamente recenti. Prima si è parlato di Muddy Caboni, uno dei fondatori del movimento. A proposito di Caboni, c’è un’altra persona con lo stesso cognome legata in qualche modo a Surra: è Samuel, l’allevatore di Masainas che, il 7 giugno, ha cacciato i veterinari dell’Asl, inviati per vaccinare i bovini contro la dermatite nodulare contagiosa. Prima ha chiesto il bugiardino del vaccino, poi ha insistito per aver da loro una sorta di autocertificazione con la quale si dovevano assumere una sorta di responsabilità sul fatto che le iniezioni non provocheranno la malattia. Praticamente lo stesso copione dei no vax durante le vaccinazioni contro il Covid-19.
A cavalcare questa battaglia anche Surra: Pinna, condividendo il post de L’Unione Sarda fa un “invito”: «Vaccinate i veterinari. E i giornalisti dell’Unione Sorda». Frase che sa tanto di posizione no vax. Ma non chiamate la front woman in questo modo per non incorrere in seccature legali. «Procederemo inoltre», scrive il giorno dopo, «per vie legali perché siamo stati diffamati pubblicamente durante una trasmissione della RAI. Siamo stati additati come “no-vax”…». Questa va considerata una posizione di destra? Durante la pandemia, e soprattutto nel periodo del green pass, i no vax erano, più o meno, divisi equamente tra destra e sinistra. Ma negli ultimi tempi, la questione vaccini è stata quasi totalmente appannaggio della destra che l’ha portata anche in Parlamento per attaccare l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
I fondatori
Il nome, Surra, compare per la prima volta sui social il 30 ottobre 2025: a renderlo pubblico è, nel suo profilo Facebook, Elena Pinna che, sino a quel momento, era conosciuta sui social come cantante degli Onyria, band che propone alternative rock/gothic metal. Un’artista che, a giudicare da quanto si trova in rete e sui social, sino al 26 aprile 2025, è presente esclusivamente come front woman della sua band (che, per altro, propone uno stile interessante “tra il rock contemporaneo”, scrive La Stampa, “le sonorità aggressive, melodiche, il metal e la musica sinfonica”). In realtà, da quello che risulta da alcune interviste, Pinna era già attiva su Tik Tok dove, nota come Bruvula allutta, pubblicava video in cui parlava di termini sardi.
Il giorno dopo la festa della Liberazione del 2025 viene fuori la sua vena indipendentista: nel corso di un concerto della sua band a Valledoria, si scaglia (con riflessioni magari condivisibili ma decisamente qualunquistiche) contro la presenza della Nato in Sardegna e, in generale, contro le varie speculazioni che incombono sull’Isola. A testimoniarlo un video pubblicato nella sua pagina Instagram.
Ma più interessante (soprattutto per le cose che mancano) è il suo profilo Facebook: iscritta il 20 febbraio 2020, a parte un messaggio di auguri del 5 marzo 2022, il profilo, almeno per non chi non rientra nel novero degli ”amici su Facebook”, rimane inattivo (a giudicare dai post pubblici) sino 20 ottobre 2024, quando Pinna cambia la foto del profilo e l’immagine di copertina. Lecito supporre che la giovane possa aver cancellato tutti i post precedenti o, quanto meno, modificato la privacy.
Il “Giorno di Surra” è il 30 ottobre 2025: il logo del movimento diventa l’immagine di copertina. E addirittura Pinna pubblica contemporaneamente una trentina di video, compreso quello con l’intervista rilasciata a Red Ronnie in cui compare Linda Corrias, l’avvocata oristanese che, durante la pandemia, è stata sempre al fianco dei NoVax (l’intervista, in realtà, non è particolarmente sconvolgente ma farsi intervistare da colui che è stato il “bardo” dei complottisti durante la pandemia, può dare adito a speculazioni sulle posizioni di Pinna e su quelle di Surra).
A dicembre, lei – ma, in generale, tutto il movimento – cerca di intestarsi la manifestazione davanti alla Regione su Pratobello. E riesce a inventarsi una polemica con L’Unione Sarda che ha definito lei e il suo socio “influencer”. «Io ed Elena – anche in questo caso è un copincolla dal profilo di Ardu – non siamo influencer.. ma utilizziamo una strategia che nei giorni d’oggi é indispensabile per arrivare alle persone e sopratutto ai GIOVANI. I MEDIA!!».
Nel frattempo, una serie di post apparentemente neutri. E poi, la vicenda di Cala Finanza con la quale Surra tenta il salto di qualità: nonostante il tema sia noto da tempo (addirittura il Gruppo di intervento giuridico se ne era occupato circa quattro anni fa) e nonostante l’iniziativa sia partita da altre realtà, Pinna e i suoi cercano di mettersi a capo della manifestazione: la giovane urla (nei social l’uso delle lettere maiuscole corrisponde, appunto, all’urlo) che non sono benvenuti i “politicanti con bandiere di partito annesse”. Diktat che provoca il fastidio e il disappunto di movimenti e partiti indipendentisti che operano nell’Isola da anni se non addirittura decenni. Perché le magliette di Surra, si lamentano giustamente in tanti, che rappresentano comunque un movimento sì e le bandiere degli storici partiti indipendentisti, no?
Se il percorso indipendentista di Elena Pinna non convince del tutto, quello del suo sodale Michael Ardu lascia totalmente perplessi. Prima della sua conversione indipendentista, galleggia tra contenuti da Tik Tok (che in seguito, spiega, diventano anche reel di Facebook) e il rimpianto per la Sardegna negli anni in cui il giovane lavora come cameriere in Germania.
Ardu non ha gradito la definizione di influencer ma la sua “carriera” sui social è proprio quella comune a tanti influencer: inizia con video “divertenti” sulla differenza tra i camerieri sardi e quelli del “resto d’Italia” (un indipendentista vero si guarda bene dal definire le Regioni della Penisola come “resto d’Italia”). Poi si inventa testimonial: prima promuove l’apertura di un locale nella zona di Su Siccu a Cagliari, poi (siamo alla vigilia delle elezioni comunali del capoluogo) lancia due candidati della lista che propone Giuseppe Farris (che, come già detto, nulla ha a che fare con Surra) come sindaco. Ancora, promuove un b&b cagliaritano e un locale fast food di piazza Yenne. Tutto questo intervallato da video con battute “divertenti”, da influencer. Solo il 19 novembre 2025 compare per la prima volta Surra e, sette giorni più tardi, il logo del movimento diventa la sua immagine di copertina.
Da quel momento comincia un percorso, più o meno analogo a quello di Elena Pinna (a parte alcuni video in giro nei diversi centri dell’Isola): la mobilitazione davanti al palazzo della Regione a fine dicembre, l’incontro con Bainzu Piliu, la promozione della “conferenza” di Carlo Sanna a Jerzu, la guerra contro i vaccini per la dermatite bovina, il “piano energetico” di Surra e finalmente, la madre di tutte le battaglie, quella su Cala Finanza.
Pinna e Ardu sono i volti di Surra. Ma, a leggere il sito dell’associazione, ci sono altri tre fondatori. Relativamente facile individuare l’altra donna del gruppo, Angelica Ibba: Pinna racconta di averla conosciuta nel 2024; circa un anno dopo, Ibba realizza il video che accompagna la canzone scritta dalla stessa Pinna e messa in musica da Francesco Mazza, musicista di Elmas. In realtà è quella che, almeno a giudicare dagli account Facebook e Instagram, per prima ha condiviso le battaglie legate all’Isola: proprio nel 2024, il 9 agosto, invita i sardi a firmare la proposta di legge “Pratobello 2024” (in quello stesso anno, per intendersi, nei due social Pinna si è limitata a cambiare foto del profilo e immagine di copertina, Ardu è in piena fase influencer). Il 20 novembre 2025 compare Surra ma già il 13 agosto si mostra, su YouTube, nel video di Red Ronnie in cui si parla, appunto, della canzone di Pinna e del suo video. Qualche giorno prima condivide il video della stessa Pinna sulla dermatite nodulare bovina.
Ibba è la prima tra i fondatori di Surra che, apparentemente, si occupa di tematiche relative all’Isola. Ma anche la protagonista di una curiosa trasformazione social: prima dei post sulla Sardegna, la donna pubblica banali post pubblici: foto di famiglia, immagini con improbabili cornici create dal social network e, addirittura, condivisione di contenuti creati anni fa da siti il cui unico scopo era, spesso, il furto dei dati degli utenti.
Se individuare Pinna, Ardu e Ibba non è problema, rintracciare gli altri due è quasi una caccia al tesoro: l’unica traccia di Muddy Caboni è, come già detto, il video del 19 ottobre 2025 che compare nel canale YouTube di Surra, nel quale dà una serie di suggerimenti su come valorizzare un terreno agricolo. Per il resto, buio totale: anche il suo profilo Instagram è privato. Nulla più, anche il suo account Instagram (valfar_the_shardan) in cui si descrive come “SaleM BlackMetal (Muddy)”, è privato.
Ancora più difficile, vista la diffusione di quel nome e cognome, è individuare Marco Melis. Ma ci sono alcuni fili, sottilissimi, che possono aiutare nella ricerca. Si parte da lontano: il sito di Surra è stato realizzato da EFFEPI, la società dello sviluppatore Fabrizio Piras. Un professionista che sembra essere più di un prestatore d’opera. Scrollando nel suo sito, racconta di essere il “fondatore di Baratto Sardegna, piattaforma gratuita che consente ai cittadini sardi di scambiare beni e servizi”. Ma “Baratto Sardegna” non è anche la piattaforma online che rientra tra i progetti presenti nel sito di Surra?
Che cosa c’entra tutto questo con Marco Melis? Proseguendo nella navigazione di quelle pagine, si scopre che Piras ha realizzato anche marcomeliscoach.com, sito, si legge nel profilo, di un “coach, atleta e dottore in scienze motorie e sportive. Performance, natura, cultura e metodo in un'unica esperienza”. È lui o non è lui uno dei cinque fondatori di Surra?
C’è un Marco Melis anche nel canale YouTube di Surra: nella doc-intervista a Salvatore Dedola, compare tra i collaboratori Marco Melis (oltre a Priscilla Garau, Roberto Palmas e Archeo Sarrabus). È lo stesso Marco Melis coach che organizza trekking proprio nel Sarrabus? Difficile dare una risposta definitiva. Ma nella pagina di Archeo Sarrabus (l’associazione ovvero che ha collaborato alla docu-intervista di Dedola) ci sono alcuni video montati proprio da un Marco Melis. E il “Marco Melis” di Surra, raccontano fonti a lui vicine, oltre che essere un appassionato di archeologia, avrebbe anche seguito un corso da videomaker.
Incuriosisce comunque il fatto che due dei fondatori del movimento non siano facilmente rintracciabili sul web e nei social. In fondo, Surra segue «una strategia che nei giorni d’oggi é indispensabile per arrivare alle persone e sopratutto ai GIOVANI. I MEDIA!!» (cit. Michael Ardu).
Il sito
La definizione “beffa del destino” sembra essere stata creata ad hoc per i creatori del movimento: quando sono andati a registrare il dominio, hanno scoperto che “surra.it” era già occupato. Cose che capitano, ovviamente. Solo che quel dominio non appartiene a una società qualsiasi. Lo “Studio Surra Engineering” del Dott. Ing. Marco Surra si occupa di trasformazione, trasporto e uso dell’energia termica. Cioè di quel tema che, giustamente, infiamma i sardi.
Quindi, i movimentisti sono stati costretti a ripiegare su un meno riconoscibile “atzionesurra.org” (anche se il sito può essere raggiunto digitando solo “surra.org”). Un problema relativo dal momento che inizialmente, come ha scritto ironicamente qualcuno su Facebook, sembra il sito di un laboratorio di serigrafia. Che cosa appare appena si entra? La Sardegna, i quattro mori, l’albero di Eleonora, un nuraghe? No. A comparire è l’avvertenza sul come acquistare il materiale di merchandising di Surra. E c’è da fare in fretta perché le magliette (da 25 a 30 euro l’una) stanno andando via come il pane, anche se poi gli acquirenti dovranno aspettare tra i 14 e i 28 giorni per riceverle.
Un sito che merita di essere analizzato per quello che c’è. E soprattutto per quello che manca. In particolare, c’è una lacuna che salta immediatamente all’occhio: tutti i movimenti tendono a fare proselitismo, a cercare nuovi adepti. Qui invece manca qualunque indicazione che spieghi come iscriversi. Nelle faq (ribattezzate “domande scomode”) c’è solo la risposta a “come si partecipa?”, non “come ci si iscrive?”. In fondo, lo stesso Emanuele (l’inventore delle “ronde che non sono ronde”) viene definito “nostro collaboratore”, non “nostro socio”.
Per il resto, bisogna riconoscere che il sito è costruito molto bene (e quindi, evidentemente potrebbe costare parecchio). Ma almeno inizialmente (risulta registrato nel 2026), è un sito alla ricerca di se stesso. C’è la sezione dedicata ai progetti, tutti più o meno interessanti. Ma incapaci di creare entusiasmi. E lo stesso vale per il blog, frequentemente riempito da contenuti autoreferenziali. Serve un tema in grado di infiammare. Che i “surrini” trovano nel caso Cala Finanza. Conta poco il fatto che i comitati locali stavano già combattendo la battaglia. E sembra contare ancora meno il fatto che il Gruppo di intervento giuridico stesse seguendo la vicenda già da anni. Surra ci mette il cappello sopra tentando di guidare la rivolta.
Ma c’è un’altra cosa molto interessante nel sito: il movimento ha un approccio combattivo, quasi bellicoso. Un approccio che è presente anche nel nome; surra, significa “passata di colpi”. Ovvio che l’obiettivo sia costruire un’altra narrazione della sardità: un popolo, cercano di raccontare, non più colonizzato e rassegnato ma bellicoso e pronto a combattere.
Così tra i progetti appare “Surra Universidade”, che promette un ciclo di incontri a cadenza settimanale. Idea interessante che naufraga praticamente subito: gli incontri, pubblicati nel canale YouTube di Surra, sono appena cinque (a parte almeno un’altra lezione andata in diretta attraverso Zoom); l’ultimo, una conferenza di Lorenzo Scano, risale ad aprile. Chi è costui? Sarebbe, a leggere quanto si trova nel web, autore di 180 articoli. In rete, a dire il vero, si trova molto poco ma c'è da dire che spesso, i lavori degli accademici restano rinchiusi nei circoli specialistici: viene presentato come storico dell’antichità anche se il suo ultimo lavoro ha un orizzonte molto più recente, “Nove settembre 1943, il giorno degli ammiragli”.
Il suo profilo Facebook non offre particolari spunti, a parte il fatto che è frequentato da “fiancheggiatori” (o, per meglio dire, “fiancheggiatrici”) di Surra, compresa tale Sammy Santoni che, commentando l’attentato a Lula (a danno di due ricercatori che lavorano al progetto dell’Einstein Telescope), afferma che «è solo l’inizio» e si auspica «anche di peggio». E c’è anche Priscilla Garau (o, per restare all’identità che compare su Facebook, Garau Priscilla) che risulta tra i collaboratori dell’intervista a Salvatore Dedola di cui si parlerà più avanti.
Molto più interessante è la figura di colui che sembra essere l’ideologo (almeno sul piano culturale) del movimento, appunto Salvatore Dedola. Il glottologo (che non disdegna di “elargire” le sue conferenze anche nei luoghi legati al sionismo estremo) dà una veste “culturale” al nome battagliero dell’associazione. Sostiene, sul piano storico, un’epica del popolo sardo, esaltando la figura degli Shardana, navigatori e guerrieri che solcavano il Mediterraneo in epoca preromana. A Surra fa gioco puntare su questa popolazione la cui esistenza dimostrerebbe la presunta “combattività” del popolo sardo. Non solo: i sardi pelliti, quelli che per tutti gli studiosi sono i “sardi vestiti di pelle” sono per lui l’equivalente dei velītes romani, soldati addestrati per realizzare incursioni rapidissime, le Delta Forces dell’antichità.
E, giusto per sottolineare questa presunta superiorità storica dei sardi, colui che si intesta la vera traduzione della Stele di Nora (in realtà, dal 1776 a oggi esistono oltre sessanta traduzioni e interpretazioni differenti) nega l’affermazione, sulla quale quasi tutta la dottrina è concorde, secondo cui la lingua sarda deriva dal latino. «Nei miei studi – sostiene nella docu-intevista pubblicata dal canale YouTube di Surra a cui ha collaborato, stando ai titoli di coda, come si diceva in precedenza, Priscilla Garau – scientificamente, ho dimostrato che la lingua latina era parlata da noi sardi non solo in epoca shardana ma molti millenni prima. Per cui eventualmente siamo stati noi sardi ad aver portato la lingua sarda a Roma e non viceversa». Una docu-intervista nella quale compare come collaboratore Simon J. Gillan, chitarrista degli Onyria, la band di Elena Pinna.
Poco conta che l’intera Accademia o quasi non concordi sulle sue conclusioni. Anzi: con un approccio quasi complottistico, lascia intendere che proprio questa è una dimostrazione del fatto che lui ha ragione. Nessuno studioso “si salva”: indirettamente critica anche un “mostro sacro” della linguistica sarda come Massimo Pittau, a proposito, per esempio, dell’origine del toponimo Tennera (diventato, col tempo, Arennera), il vecchio nome del quartiere cagliaritano di San’Avendrace, proponendo una lettura completamente differente.
Uno sforzo ingiustificato: davvero serve scavare nel passato per cercare la forza di un popolo? E, se proprio si vuole questo genere di operazione, perché non soffermarsi su momenti storici “certificati” – la cacciata dei piemontesi nel 1794, o la rivolta di Palabanda del 1812, per esempio? In fondo, la stessa battaglia di Sanluri (“Sa Battalla”) del 1409, per quanto racconti di una pesante sconfitta militare, dà però un’idea di potenza dei sardi dal momento che gli aragonesi furono costretti a schierare un vero e proprio esercito formato da ottomila fanti e tremila cavalieri per venire a capo dei nemici.
Ma, evidentemente, in ambito storico, i “surrini” zoppicano: nel capitolo dedicato alla collocazione politica si era parlato nell’intervista rilasciata il 17 febbraio al segretario nazionale di “Ignis Tv - Fuoco italico” (la tv della destra tradizionalista, sovranista e cattolico-identitaria) Luciano Tovaglieri, dove Pinna parla della possibilità avuta dalla Sardegna di raggiungere l’indipendenza subito dopo la Prima guerra mondiale. Una data precisa?, chiede Tovaglieri. Nonostante l’intervista fosse, probabilmente, concordata, questa domanda, forse, non era prevista. E la front woman si impappina. La Sardegna, sostiene in pratica, avrebbe potuto raggiungere l’indipendenza perché ha dato tanto vittime all’Italia nel corso della Prima guerra mondiale. Il momento storico di questa occasione mancata? Nessuno lo sa. L’intervistatore intuisce le difficoltà dell’intervista e passa a un’altra domanda.
Non è questo l’unico momento di imbarazzo di quell’intervista: come conciliare un unionista convinto, nemico dell’Unione Europea come Tovaglieri con “un’indipendentista”? Pinna, parlando dell’Isola finalmente entità statuale, balbetta di rapporti di collaborazione con l’Italia (che, secondo il sogno di Tovaglieri, sarebbe fuori dall’Europa): praticamente l’Isola finirebbe con l’essere ancora più colonia dell’Italia (sia pure da Sato e non più da Regione) di quanto lo sia adesso. E anche la parte in cui Pinna parla di incendi e di Forestali lascia, a voler essere buoni, perplessi. Sarà per tutte queste ragioni che il video non è più disponibile? Avrà Pinna chiesto all’utente, in questo caso Ignis Tv, di rimuoverlo? Impossibile avere una risposta, legittimo avere più di un dubbio. L’unica certezza è che esiste ancora il link dell’intervista ma “questo video è stato rimosso dall'utente che lo ha caricato”.
Follow the money
Per tenere in piedi questo movimento servono soldi, molti soldi. Magari il lavoro dei volontari può aiutare ma il sito, comunque, costa. E probabilmente costa assai. La domanda nasce spontanea: da dove arrivano questi soldi? Non certo dagli abbonamenti alle pagine Facebook di Pinna e di Ardu (per altro, perché quello della cantante costa 2,99 euro al mese e quello di Ardu “solo” 2,49 euro al mese?). E, nonostante il sito sia disseminato di richiami al link che chiedono donazioni, neanche queste possono bastare. Così come è impossibile finanziarsi con la vendita delle magliette che vanno da 25 a 30 euro l’una.
Non può neanche essere sufficiente la monetizzazione dei video sui social: difficile fare calcoli sui potenziali guadagni. I siti specializzati utilizzano una metrica di riferimento, l’Rpm (Revenue per mille), cioè quanto si guadagna per ogni 1.000 visualizzazioni di un video o reel. Ebbene per i “reel monetizzabili” si guadagnano tra i 10 e i 30 centesimi. Solo nell’ultima quarantina di reel, Pinna ha superato in alcune occasioni le centomila visualizzazioni e in un caso è andata oltre il milione (esattamente un milione e duecentomila): prendendo appunto quest’ultimo video come base per un calcolo, nella migliore delle ipotesi si arriva a circa 350 euro per il reel più visto. Anche sommando i reel più visti e mettendo sul piatto anche quelli di Ardu, si arriva a poche migliaia di euro. Briciole. I conti non tornano.
Così sono cominciate a circolare voci su presunti finanziatori. In particolare si è parlato dei due gruppi imprenditoriali più forti nell’Isola: quello che fa capo all’immobiliarista Sergio Zuncheddu e quello legato a Maurizio De Pascale, ex presidente di Ance Sardegna (Associazione nazionale costruttori edili). Dai corridoi di piazza L’Unione Sarda una fonte particolarmente bene informata smentisce. Smentita, non ufficiale, che arriva anche dall’entourage del presidente della Camera di commercio di Cagliari e Oristano, il cui nome, comunque, circola molto meno.
Un altro persona citata frequentemente (sia come ideologo che come finanziatore) è l’ex presidente della Regione Mauro Pili. Ipotesi che pare campata in aria. In primo luogo, perché non sempre le posizioni dell’ex caporedattore de L’Unione Sarda e quelle di Surra coincidono: mentre l’ex parlamentare di Forza Italia ha mostrato, nel 2020, entusiasmo per l’Einstein Telescope, per i “surrini” l’infrastruttura di Sos Enattos è un nemico da combattere. Allo stesso modo, Pili si è schierato contro il trasferimento dei detenuti al 41bis in Sardegna, per Pinna questo non sembra rappresentare un grosso problema (mentre, come si vedrà più avanti, Ardu la pensa in maniera diametralmente opposta). E poi c’è anche un aspetto umano: un uomo come Pili non è personaggio che pare particolarmente disposto a lasciare il palcoscenico ad altri. Comunque, è lo stesso Pili a smentire direttamente questa voce.
Ma dato che sembra comunque esserci un “burattinaio” dietro Surra, vale la pena porsi qualche altra domanda: chi decide le battaglie da combattere? Chi tiene costantemente informati i “surrini” sulle decisioni romane che hanno ricadute nell’Isola? Dopo la vicenda di Cala Finanza, ora Surra cavalca i temi dell’Einstein Telescope di Sos Enattos, dell’impianto Bess di Oristano e, recentemente, del mega impianto destinato a ospitare il data center a Nuraxi Figus. Temi assolutamente importanti ma sui quali non esiste nell’Isola una visione, per così dire, unitaria: in particolare, tanti sardi auspicano, a differenza degli attivisti di Surra, la realizzazione dell’osservatorio di onde gravitazionali. Non esiste una visione “unitaria” come era quella su Cala Finanza.
E per tutte le altre questioni forse ancora più decisive per l’Isola nessun coinvolgimento? Temi vitali come le servitù militari (eppure la battaglia indipendentista di Pinna era partita proprio da questo tema, con le parole pronunciate nel corso del concerto della sua band a Valledoria), le bonifiche – da quelle come le aree del Sulcis a quelle di Porto Torres, passando per la Fluorsid, (si accenna giusto alla situazione di Ottana) –, la Saras, la Rwm rimangono, per così dire, nello sfondo. E, mentre negli ultimi anni, si è fatta sempre più dura la battaglia contro l’eolico selvaggio, Surra sembra aver deciso di occuparsi seriamente di questo tema solo in tempi molto recenti.
Ma c’è un’altra ragione per la quale risulta scontato chiedersi se dietro Surra ci sia qualcuno; alcuni testi particolarmente complessi o specifici, almeno basandosi sui post publici presenti nei social, non sembrano essere farina del sacco di qualcuno dei cinque fondatori: il “piano energetico di Surra”, per esempio, pare essere stato redatto da una o più persone particolarmente esperte in materia. Competenze che, appunto, non sembrano appartenere ai “surrini”. Magari, si potrebbe supporre che i fondatori abbiano buttato giù in testo che sarebbe poi stato elaborato da Chat GPT, Gemini, Claude o qualunque altro strumento di intelligenza artificiale. Ma i siti utilizzati normalmente per riconoscere i testi digitali escludono questa possibilità; tutti quelli che eseguono queste analisi danno un verdetto unanime: a parte brani poco rilevanti, quelle parole sono state partorite da mente umana.
Lecito dunque chiedersi chi possa essere questa “musa ispiratrice”. E chi è quel qualcuno? E poi: qual è l’obiettivo da raggiungere? Impossibile, per il momento, dare una risposta, ma qualunque ipotesi è legittima: c’è chi sostiene che l’obiettivo, tutto sommato terra terra, sia spaccare il fronte indipendentista. Per altri, Surra sarebbe un’arma di distrazione di massa: mentre, per esempio, fa sì che tutte le attenzioni si concentrino sull’Einstein Telescope, passano sotto silenzio altri temi, come il disastro ambientale della Saras (la Procura di Cagliari ipotizza proprio questo reato) o le bombe fabbricate dalla Rwm.
E se la Sardegna fosse molto più importante di quanto possiamo immaginare, in un mondo diventato sempre globale? Nel 1972, meteorologo Edward Lorenz nel 1972, si pose una domanda diventata quasi proverbiale: «Può un battito d'ali di una farfalla in Brasile causare un tornado in Texas?». Certo, si rischia di scivolare nel complottismo. Ma è interessante vedere quello che accade nel mondo.
C’è, per esempio, la galassia Maga statunitense, interessata a destabilizzare l’Europa. Nella “guerra” di Trump contro il Vecchio Continente tutte le armi vanno bene, dai dazi agli attacchi ai singoli Paesi come la Danimarca. Tornano utili, quindi, anche le istanze indipendentiste dei popoli senza Stato, quindi quelle dei corsi, dei baschi e dei catalani, giusto per citare le più note. E appunto, quelle sarde.
Non solo: anche Elon Musk è collegato, più o meno, direttamente all’Isola. Il data center di Nuraxi Figus, per esempio, è interamente promosso e gestito dall’azienda svizzero-statunitense Energy Vault Holdings: tra i principali azionisti istituzionali e fondi dell’azienda figura la BlackRock Advisors LLC, società controllata e interamente di proprietà di BlackRock Inc., il più grande asset manager al mondo che, guarda caso, ha più di un legame con il tycoon sudafricano. Si va da Tesla (di cui BlackRock è uno dei principali azionisti istituzionali) a SpaceX, passando per i frequenti tra Musk e l’amministratore delegato della società di gestione di investimenti Larry Fink su intelligenza artificiale, transizione energetica e robotica.
Il data center sulcitano potrebbe rappresentare un passo in avanti verso l’ulteriore allargamento della piattaforma Starlink in Italia. E non certo solo per fornire la connessione satellitare ai singoli cittadini. Musk puntava (e, forse, punta ancora) a fornire i suoi servizi anche al governo italiano e, in particolare, alla Difesa.
E la Sardegna che cosa c’entra in tutto questo? La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta su Sogei (azienda che opera nel settore dell'ICT e della sicurezza informatica, società in house controllata al cento per cento dal ministero dell’Economia e delle Finanze) relativa da alcuni appalti, ritenuti truccati, indetti dal ministero dell’Interno, della Difesa e dalla stessa Sogei. Un’indagine che tocca da vicino Elon Musk, attraverso il suo referente italiano, Andrea Stroppa. Quest’ultimo risulterebbe coinvolto nell’inchiesta per via di alcune compromettenti conversazioni. «Andrea», è quanto registrato nel corso di un’intercettazione, «è importante che non circoli perché è un documento del Ministero.... quindi io ti mando un documento che è veramente riservato, interno; ti chiedo di pulirlo, io non ho modo di pulirlo». A passare il “documento che è veramente riservato” a Stroppa sarebbe stato, secondo l’accusa, l’ufficiale di Marina Antonio Angelo Massa. Sassarese.
Il rapporto tra Masala e Stroppa appare, oggettivamente, troppo labile per stabilire un collegamento tra il tycoon sudafricano e la Sardegna: difficile immaginare Musk (o il suo referente italiano) interessato a quello che accade in una splendida ma poco conosciuta isola del Mediterraneo.
Ma, di questi tempi, non ci si può stupire di niente: sembra accertato che lo stesso Stroppa abbia incontrato una figura assolutamente improbabile, Massimiliano Zossolo, fondatore della community Welcome to Favelas, condannato in appello a 4 anni e 8 mesi per devastazione e saccheggio per scontri di piazza risalenti al 2011. In questo caso, l’obiettivo sarebbe creare una rete di realtà di citizen journalism capace di bypassare l’informazione ufficiale, quella che, pur con tutti i suoi limiti, garantisce la veridicità delle notizie. Una rete in grado di far circolare ancora più facilmente le fake news, le bufale che favoriscono l’estrema destra mondiale. Che di quel gruppo faccia parte anche “Ignis Tv - Fuoco Italico” la rete YouTube che ha intervistato Pinna?
L’obiettivo finale sarebbe destabilizzare il Vecchio continente, reo di essere troppo “socialista”. Non solo: l’Unione Europea, secondo lui, deve «essere abolita e la sovranità tornare ai singoli Stati». Anche se, forse, l’attacco del miliardario ha motivazioni molto più prosaiche: nel dicembre 2025, la Commissione Europea ha inflitto a X una sanzione storica da 120 milioni di euro per le violazioni del Digital Services Act sulla trasparenza pubblicitaria, profili di spunta blu ingannevoli e limitazioni all'accesso ai dati per i ricercatori.
L’Europa ai suoi occhi è un nemico. Per questa ragione non esita a sostenere i partiti di estrema destra, come il tedesco AfD, schierato su posizioni smaccatamente antieuropeiste. D’altronde, lo stesso Stroppa ha incontrato per circa un’ora e mezza Luca Sforzini, presidente di Rinascimento Nazionale, il think tank di Futuro Nazionale, partito di Roberto Vannacci.
Perché allora non immaginare che possa sostenere anche chi apparentemente lo combatte ma, di fatto, lo aiuta nel processo di destabilizzazione dell’Europa? Forse davvero qui si scivola nel complottismo. Ma certe domanda bisogna pur farsele. Anche se, come si vedrà più avanti, gli eventuali legami esterni di Surra sembrano più “italiani” che internazionali.
L'aggiornamento
Sembrava una coppia inseparabile, i “gemelli diversi”. Ma, all’improvviso, l’11 settembre è arrivato il diktat di Pinna: “A partire da oggi, MICHAEL ARDU non fa più parte di SURRA e non rappresenta in alcun modo il movimento. La decisione è definitiva”. Che cosa è accaduto? La front woman non spiega niente: “Per rispetto delle persone coinvolte e per senso di responsabilità abbiamo scelto di non rendere pubbliche le motivazioni che hanno portato alla sua uscita”.
Nessuna spiegazione neanche da parte di Ardu che affida il suo addio a un video su Instagram. «Per recenti problemi personali – racconta – non potrò più occuparmi della pagina di divulgazione. Non preoccupatevi, Surra troverà una persona che se ne occuperà al posto mio. Quindi, porgo i miei saluti perché la mia avventura con Surra finisce qua (…). Vi invito a rimanere connessi a Surra».
Un divorzio che, all’11 settembre, non era stato ancora formalizzato dal sito: Ardu continua a essere tra i cinque fondatori, quelli che “custodiscono gli obiettivi del movimento e vigilano perché ogni attività resti fedele allo spirito originario”.
Ma che cosa è accaduto? I diretti interessati non chiariscono le motivazioni della rottura. A sfogliare le pagine dei due (ex) inseparabili però, balza agli occhi un indizio interessante. Il divorzio è arrivato un giorno dopo un video di Ardu che aveva lasciato interdetti gli osservatori più attenti. Un video nel quale il giovane aveva preso una netta posizione contro l’arrivo nell’Isola di un’ottantina di detenuti in regime di 41 bis. C’è il pericolo di infiltrazioni mafiose, «anche se – aveva puntualizzato – stiamo parlando del 41 bis quindi i carcerati hanno solo un colloquio mensile, sono super controllati ma questo pericolo rimane. Ci rimane solo una cosa da fare, è quella di scendere in piazza». Posizione quasi scontata.
Posizione che, però, risulta diametralmente opposta a quella espressa qualche mese prima da Pinna. «La narrazione dell’“emergenza 41-bis” – aveva sostenuto la front woman in un post del 20 febbraio – serve a spostare consensi e portare persone in piazza, gettando fumo negli occhi: l'obiettivo è politico». Un tema evidentemente molto sentito da Pinna, al quale aveva dedicato almeno cinque post su Facebook. Un tema certo sentito, ma anche molto “utile” per attaccare la presidente della Regione Alessandra Todde. Due posizioni, quelle di Ardu e di Pinna, inconciliabili che avrebbero quindi portato all’inevitabile divorzio.
Ma la rottura sembra svelare tanto sull’organizzazione di Surra. Intanto dice che la vera “ideologa” è Pinna mentre Ardu sarebbe stato, quasi, uno specchietto per le allodole. Sempre che, come ipotizza malignamente qualcuno, Pinna non sia “l’ideologa” ma il trait d’union tra eventuali burattinai e il movimento stesso. Curioso, estremamente curioso il fatto che la front woman usasse, sei mesi fa, le stesse argomentazioni che usa ora il centrodestra per giustificare la scelta del governo Meloni e per attaccare Todde. «Gli ampliamenti – aveva scritto nello stesso post del 20 febbraio – non nascono oggi. Derivano da piani avviati anni fa, (2020) durante il Governo Conte II, di cui faceva parte Alessandra Todde».
Certo, nel governo Conte I l’allora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, in tema di 41bis, riavviò il completamento di Uta e istituì il reparto di Nuoro. Decisioni, però – va puntualizzato – che derivano dal comma 2-quater dell'articolo 41-bis della Legge sull’ordinamento penitenziario (354/1975). “I detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione sono ristretti in istituti a loro interamente dedicati, ovvero in sezioni speciali e idonee a garantire la massima sicurezza, collocati preferibilmente in aree insulari, e comunque in condizioni di separazione dal resto della popolazione detenuta”. Una legge, per intendersi, per la quale i detenuti in regime di 41bis devono essere destinati alla Sardegna e alla Sicilia. Ma visto che una delle organizzazioni criminali più pericolose ha la sua bene nell’isola più grande del Mediterraneo, la “Cayenna italiana” non può che essere soprattutto la nostra terra.
Ed è estremamente curioso il fatto che la questione sia stata affrontata in chiave “italiana”. «E un tema nazionale. Non riguarda solo la Sardegna», scrive nel post incriminato (l’assenza della “e” accentata è nel testo). Per un indipendentista i “temi nazionali” sono quelli che riguardano la Sardegna, non quelli coinvolgono l’Italia. Solo due possibilità, dunque: o il post incriminato è stato scritto da una terza persona, italiana, o, se è stato scritto da lei, è lecito dubitare delle idee indipendentiste di Pinna, tertium non datur.
Questa inchiesta rappresenta, in qualche modo, il mio omaggio a Roberto Loddo, il collega - ma soprattutto l’amico - scomparso recentemente. Ci siamo incontrati tante volte per rivederla, parlarci sopra e smussare le parti più dure. Lo ammetto, inizialmente ero stato più “severo” nei confronti di certi protagonisti. È stato proprio Roberto a convincermi ad abbassare certi toni. L’ennesima dimostrazione del fatto che abbiamo perso un grande giornalista, un sincero attivista ma, soprattutto, una persona buona. Marcello Cocco




