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Cultura

Il libro Tramas de soberanìa, per un nuovo Statuto della Sardegna

Una recensione a cura di Carlo Pala del libro "Tramas de soberanìa. Studi e proposte per un nuovo Statuto della Sardegna, dal 1922 ad oggi", di Enrico Lobina e Danilo Lampis.

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Redazione Corrispondente
9 LUG 2026
5 min
Immagine di repertorio Canva

Immagine di repertorio Canva

Esistono dei libri-guida. Ma attenzione, non è affatto un’espressione sminuente o riduttiva. Al contrario, va presa esattamente alla lettera; ovvero, dei libri che guidano, quasi letteralmente, il lettore a scoprire ciò che non sapeva. Quello di Enrico Lobina e Danilo Lampis ha esattamente questo pregio, non da poco. Esso sistema un ambito di conoscenza che non era sistematizzato, perché “raccoglie” - nel senso più importante e significativo del termine - ciò che prima era disperso. Molto disperso. Tanto da ignorarne persino l’esistenza.

L’oggetto di tutto ciò è (o dovrebbe essere) quanto mai al centro dell’attenzione della politica sarda, ovvero l’esigenza di riformare lo Statuto speciale, riscrivendolo attraverso un nuovo patto con lo Stato centrale. Al netto di disquisizioni tecnico-politiche che pure stanno a cuore come interesse di ricerca a chi scrive, il libro evidenzia un dato incontrovertibile: non è vero che non esistono proposte di riforma in Sardegna. Anzi, al contrario, sono numerose e, al di là delle personali valutazioni sulla loro bontà ed efficacia che ognuno di noi potrebbe trarne, sono soprattutto situate regolarmente nel tempo. 

Questo libro affronta l’argomento in due diverse parti. La prima, curata da Enrico Lobina, si concentra nella ricostruzione storico-politica delle proposte di cambiamento a statuto vigente, benché utilmente dia conto anche delle discussioni e ipotesi di statuto quando dello stesso non ve n’era parvenza (come ad esempio nel celebre discorso di Camillo Bellieni del 1922). In questa sezione vengono esaminate le ipotesi di Assemblea costituente, le varie proposte del PSdAZ (Partito Sardo d’Azione) a partire da quella del 1988, fino alle cosiddette Assemblea dei Cento, Congresso dei Sardi, Movimento per la Costituente, e per ultima la Commissione speciale del Consiglio regionale del 2025.

La seconda parte, trattata da Danilo Lampis, entra nello specifico e ri-propone tutte le ipotesi di cambiamento dello Statuto (o di prima istituzione, nel caso del periodo pre-1948) precedute da un inquadramento storico rispetto al contesto politico e ai proponenti ed estensori delle singole proposte. A volte si tratta di proposte già elaborate a mo’ di articoli e commi, altre di idee-guida, non meno importanti, con degli specifici elementi di riflessione (come nel caso, ad esempio, di quella di Pietrino Soddu). A parte lo Statuto vigente, riportato per comodità ma anche come termine di paragone, questa parte contiene ventuno - come li definiscono gli autori - Documenti.

Un'idea propria

Ciò che emerge è una particolare vivacità di proposte, che spesso vanno da “semplici” aggiustamenti dello Statuto in vigore, sino a vere e proprie revisioni sostanziali e chiaramente orientate ad un senso di radicalità maggiore, come nell’ipotesi formulata niente meno che da Francesco Cossiga. Sia dal punto di vista storico-contestuale che da quello documentario, gli autori sono efficaci nello spiegare a chi legge che il tema non è un’invenzione del momento attuale ma ha invece molteplici periodi e diversi esponenti di svariate tradizioni politiche. Al contempo, però, non entrano mai a gamba tesa. Nel senso che, molto opportunamente, lasciano a chi legge la possibilità di farsi una propria idea.

Il che non è sempre necessariamente un male. Pur non mancando nella ricostruzione dei precisi contesti, come si diceva prima, il libro opera appunto una scelta ben precisa, direi anche felice: nel momento in cui spesso si ignorano le proposte di cambiamento, a volte molto banalmente il primo passo è conoscere bene l’esistente, prima ancora di poterlo discutere e criticare. Questo sforzo assume una duplice importanza: in primo luogo, e per quanto è stato possibile reperire come testi scritti o da altri tipi di fonti, raccoglie tutto ciò che esiste, nero su bianco, sul tema.

In secondo luogo, invece, declina tali proposte su alcuni asset di base presenti in (quasi) tutte le proposte, ovvero le dimensioni di autonomia, specialità, statuto, nazione – sarde. Spesso ci si interroga su quali riforme percorrere e, in modo particolare la politica, a sproposito si danno giudizi vincolanti. Ecco dove si vede la mancanza di un libro-guida (come nel senso sopra descritto) che prima non esisteva e adesso c’è: nel sentirsi autorizzati a pensare di avanzare qualsivoglia ipotesi – legittima e coerente che possa essere, per carità – di riforma statutaria, senza conoscere l’esistente. E quell’esistente, come molto bene mostrato dai due autori, dovrebbe costituire un punto di partenza, quantomeno conoscitivo.

Ci si augura che, a partire del sottoscritto per motivi di ricerca, chi di dovere ne faccia un buono e proficuo uso. È un aspetto essenziale questo, perché presuppone una conoscenza pregressa che non sempre si possiede. Questo libro colma dunque, in modo molto efficace, una grande lacuna e guida il lettore interessato al tema delle riforme in Sardegna verso un mondo che spesso si è fatto conoscere solo per slogan o come proclami adatti per ogni campagna elettorale, ancor più se bipartisan. In una Regione autonoma e speciale come la Sardegna, che resta profondamente indietro sul tema delle riforme (statutarie o meno) per motivi che qui non interessa approfondire per quanto ben identificabili, leggere questo libro è come avere una strada tracciata meglio, utile a dissolvere efficacemente le tramas che si potevano avere dapprincipio. Che siano, o meno, de soberanìa.

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