Era il 23 marzo del 2006. Più di vent’anni fa, l’assessorato degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica della Giunta regionale guidata da Renato Soru rendeva noto con la deliberazione 12/10 la propria volontà di "proporre l’indizione di una gara per la valorizzazione dell’immobile noto come “ex Ospedale Marino” di proprietà del Demanio Marittimo, sito in località Poetto, nel Comune di Cagliari, attraverso l’affidamento in concessione d’uso per un periodo di 50 anni".
Il primo passo dell’ultima parte di una storia che ha radici nel Novecento e che si è trascinata fino a oggi, in un Poetto e una Cagliari diversa da quella di pochi anni fa, e che porterà alla nascita di un hotel cinque stelle lusso entro, secondo i piani, l’estate del 2027. Un esito per il futuro della struttura che ha oggi un sapore diverso, tanto da trasformarlo nell’ultimo simbolo di una trasformazione della città in cui gli spazi pubblici diminuiscono per far spazio a luoghi esclusivi. Con due domande che spesso tornano in superficie: come si è arrivati fino a qui? Perché in un luogo di tutti come il Poetto nasce un’altra struttura ricettiva destinata a pochi?
L’assemblea pubblica “Giù le mani dal Poetto”, tenutasi lo scorso 9 settembre negli spazi di Su Tzirculu ha provato a dare alcune risposte, ma ha soprattutto segnalato l’importanza del tema per i cagliaritani. Già il successo del breve fumetto dell’artista Riccardo Atzeni, che invitava alla partecipazione dell’assemblea, aveva fatto comprendere il peso di un fatto legato al macrotema della vivibilità del capoluogo. Un’opinione confermata dal questionario pubblicato sulle pagine social della Casa del Popolo Rosa Luxemburg [qui] a cui hanno risposto i presenti all’assemblea pubblica.
«Quanto accaduto - afferma Maurizio Memoli, docente ordinario dell’Università degli Studi di Cagliari e membro del Nodo SET (Sud Europa di fronte alla Turistificazione) - segnala una specie di separazione tra chi deve decidere e i cittadini». Una distanza resa ancor più lunga da un tempo riempito da bandi, assegnazioni, ricorsi, variazioni e dibattiti su differenti livelli politici.
Un percorso contorto
Dopo quasi due decadi di abbandono - la dismissione dell’ospedale risale al 1987 - la scelta della Giunta Soru riapre il caso. La delibera 12/10 è il primo momento in cui si parla di "utilizzo del fabbricato per finalità di carattere alberghiero-ricettivo" ma, al contempo, parla di "offerta turistica" e "qualità dei servizi per i cittadini durante l’anno". Motivo per cui "verranno pertanto privilegiate le proposte che prevedano destinazioni d’uso legate alla cura, al benessere e ai servizi alla persona, attraverso interventi di ristrutturazione architettonica e funzionale del fabbricato principale e la demolizione di tutte le pertinenze limitrofe allo stesso".
Sembra tutto chiaro, ma è l’inizio di un percorso in cui gli ostacoli, dovuti anche alle imprecisioni della Regione, si moltiplicano incessantemente. Dopo la prima assegnazione all’impresa SA&GO nel 2006, inizia il percorso della Conferenza di servizi, ma tutto cambia quando la Soprintendenza dichiara l’ex Ospedale Marino “bene di interesse storico artistico culturale”. La SA&GO revoca la propria offerta e la gara, nel 2009, viene considerata infruttuosa. Quattro anni più tardi, dopo una prima modifica del PUC di Cagliari, sembra arrivare il momento decisivo per la costruzione di un centro di servizi medici.
Tutto però si ferma nuovamente a causa dei dissapori tra Prosperius - assegnataria provvisoria della concessione dopo aver vinto un ricorso al Consiglio di Stato - e la Regione Sardegna, che accusa l’impresa di non aver proceduto alle richieste di accreditamento per posti letto all’Azienda sanitaria locale. Lo scontro prosegue al TAR e al Consiglio di Stato, che dà ragione alla RAS guidata in quel momento dalla Giunta di centrosinistra di Francesco Pigliaru. Che nel marzo 2018 sancisce la riqualificazione in chiave turistico-ricettiva.
A cavallo tra la seconda Giunta comunale guidata da Massimo Zedda e quella di segno politico opposto di Paolo Truzzu, si lavora a una ulteriore modifica del PUC, approvata dal Consiglio comunale cagliaritano nel 2020. La questione torna nelle mani della Regione sotto la guida di Cristian Solinas, che dà il via alla ricerca di un attore in grado di ottenere la concessione, stavolta ventennale, della struttura. A risultare tale è la Colonia Hotel S.r.l. appartenente al gruppo Zuncheddu - facente capo all’editore del gruppo Unione Sarda - già attivo nel nord Sardegna con l’hotel Abi d’Oru a Porto Rotondo, a Olbia, e a sud con l’Hotel Santa Gilla. L’arrivo della Giunta Todde non cambia l’iter e il rilascio della Valutazione d’Impatto Ambientale a ottobre 2025 apre definitivamente le porte all’inizio dei lavori nel 2026.
«Il percorso è significativo - continua Memoli - passano vent’anni ma non c’è un vero e proprio dibattito in città. Si è parlato molto in alcuni ambienti, ma la cittadinanza in generale non si è accorta di quanto accadeva. Un po’ come è successo per il ripascimento, dove è stato assente un processo di partecipazione per il destino di uno spazio pubblico fondamentale».
Tra timori e governo del turismo
Dodici milioni di investimento per il “recupero e la valorizzazione” della struttura principale e dei corpi annessi “nel pieno rispetto delle tutele paesaggistiche e ambientali”, con un risultato definitivo di un albergo cinque stelle lusso da 127 posti letto. Un progetto presentato negli ultimi mesi anche come un’operazione archeologica e culturale di recupero del patrimonio dell’architetto Badas, raccontato sia attraverso una serie di conferenze tenutesi durante l’estate che spesso attraverso le pagine de L’Unione Sarda, giornale di riferimento per la famiglia Zuncheddu. Una narrazione che tuttavia, secondo Memoli, stona non appena si allarga lo sguardo.
«Di fatto gli spazi pubblici si stanno restringendo per favorire gli spazi privatizzati - prosegue il professore - anche se il suo arenile antistante non è privato, nel senso che non sarà mai di proprietà della Colonia Hotel, di fatto c’è un possesso. Un hotel che guarda il mare effettivamente vale molto e quindi a chi lo dobbiamo far godere? A coloro che hanno i soldi sufficienti per poterselo godere. Questo accade però anche in altri punti della città, dove negli ultimi anni sono moltiplicati gli alberghi a cinque stelle come se fosse necessario alla crescita di Cagliari. La trasformazione dello spazio è esclusiva ed escludente».
Una trasformazione che è un’immagine chiara di un cambiamento dei flussi turistici che coinvolge a pieno titolo il capoluogo. «Il turismo si sta evolvendo in tre grandi comparti - spiega ancora Memoli - un grande comparto composto da visitatori mordi e fuggi, con minore possibilità di spesa, assorbita più che altro da Airbnb. Un altro è formato dai crocieristi, poi c’è il turismo di lusso. Viaggiatori che si muovono per avere l’esperienza del lusso sotto tutti i punti di vista. Se non si investe in questo settore, si finisce fuori obiettivo. Da una parte si deve attrarre chi può arrivare, dall’altra magari si comprano degli appartamenti in città per farli diventare Airbnb: negli ultimi cinque anni, gli Airbnb gestiti da grandi società sono aumentati del 900%, quelli gestiti da singoli proprietari è stabile intorno al +200%. E questo, ovviamente, diventa un problema per chi vorrebbe abitare a Cagliari».
La situazione pone il Comune di Cagliari di fronte a diverse sfide in relazione al rapporto tra la città e i suoi abitanti, stretti tra luoghi di consumo e costi di vita sempre più elevati. «La dinamica che preoccupa i cittadini, preoccupa anche la parte politica che guida questa città», afferma Matteo Lecis Cocco Ortu, assessore all’Urbanistica del Comune di Cagliari. «Il PUC in discussione ha tra i fondamenti il diritto alla città e tra questi spazi c’è il Poetto. Stiamo lavorando a un aggiornamento del Piano sui litorali in cui confermare le quote di spiaggia libera. Rispetto alle preoccupazioni sulla privatizzazione dell’arenile davanti all’ex Ospedale Marino - precisa - mi sento di dire che le concessioni previste di servizi in spiaggia davanti a quell’area rimarranno le stesse già previste. Non ci sarà un’ulteriore privatizzazione della spiaggia, ma ci sarà un’attenzione per tutelare la spiaggia libera».
Tornando ai momenti decisivi per le sorti dell’ex Ospedale Marino, Lecis Cocco Ortu precisa: «Dopo il termine del contenzioso tra Regione e Prosperius, ci fu un dibattito sulle diverse possibilità in campo. Nel documento approvato decidemmo di inserire la possibilità di cambiare la finalità della struttura in turistico-ricettiva e quella di farla diventare una porta per i servizi del Parco di Molentargius. La necessità della Regione di trovare un modello economicamente sostenibile, ha fatto sì che la strada scelta fosse quella di cercare un soggetto privato che potesse assumersi l’onere dei lavori».
Ora però la necessità appare quella di guardare al presente e al futuro. L’urgenza espressa dalla partecipazione dei cittadini e dalle esperienze quotidiane mettono in discussione i modelli decisionali. «Abbiamo bisogno di spazi pubblici per stare insieme - riprende Memoli - invece spesso lo spazio pubblico viene inteso come il luogo del bar o del ristorante, dove qualsiasi cosa va pagata. L’esperienza dell’ex Ospedale Marino insegna che la città non può essere governata solamente da chi ha più capitale e dalle istituzioni, di qualsiasi colore politico siano, ma deve essere fatta di decisioni partecipate. Su alcune cose non sono né i tecnici, né i politici a poter decidere: ma devono essere i cittadini, coloro che vivono la città, a dare la loro opinione. Ci sono dei margini per non accettare la trappola di un turismo senza cui Cagliari sembra non poter vivere».
L’assessore Lecis Cocco Ortu assicura come ci sia «la volontà di governare il fenomeno turistico. Lo stiamo facendo in collaborazione con l’assessorato al Turismo che sta redigendo un piano dell’accoglienza turistica e c’è un’attenzione rispetto a come il turismo impatti su perdita di residenti e di identità nel centro storico. Nel PUC abbiamo inserito una categoria per monitorare le residenze per affitti al di sotto dei 90 giorni per avere degli strumenti utili nel momento in cui, sul piano nazionale ed europeo, ci sarà la possibilità di governare il fenomeno».
E se, malgrado i dubbi, l’inizio dei lavori nell’ex Ospedale Marino sembra poter complicare un’inversione di marcia sull’avvenire della struttura nel litorale, il confronto e la presa di posizione da parte della cittadinanza restano un messaggio forte per la politica di ogni livello. Ascolto e confronto su temi sensibili, anche quando mettono in discussione dinamiche che vengono date per assodate, diventano regole politiche da rivalorizzare, importanti tanto quanto il coraggio di guardare a un altro modello di sviluppo, che tenga conto della collettività e che non premi soltanto pochi. Perché sul piatto non c’è solo l’immagine della città, ma la sua quotidiana vivibilità e il suo domani.


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