L'associazione ecologista Gruppo di Intervento Giuridico (GrIG) lo spiega senza mezzi termini: il Commissario per gli Usi Civici per la Sardegna, con una sentenza depositata il 19 ottobre, ha dichiarato l’insussistenza di diritti di uso civico su alcuni terreni nella località costiera di Is Pruinis del Comune di S. Antioco. Gli effetti riguardano quei terreni, ma per il GrIG rischiano indirettamente di causare «la pura e semplice eliminazione di più di 300 mila ettari di terre collettive nell’Isola». Ma cosa sono i terreni a uso civico?
Le terre collettive in Sardegna
Per l'associazione si tratta innanzitutto di «un grande patrimonio ambientale collettivo che dobbiamo conservare e custodire per le generazioni future». Guardando ai numeri, attualmente in Sardegna risultano terreni a uso civico in 340 Comuni sui 369 su cui sono state condotte le operazioni di accertamento (i Comuni sardi sono 377). Mancherebbero ancora le attività di accertamento su 7 Comuni - nei quali si stima comunque la presenza di terre collettive -, mentre non sono risultati terreni a uso civico in 30 Comuni. Si tratta di terreni di origine “feudale o ademprivile”, di “antico possesso” o “originaria pertinenza”, verificabili attraverso l’esame degli archivi dello Stato e degli altri Enti Pubblici Territoriali, degli Archivi notarili e commissariali.
Complessivamente quindi, nel 92% dei Comuni sardi sono presenti i demani civici. Secondo i dati riportati dal GrIG l’estensione complessiva delle terre collettive finora accertate è di circa 303.676 ettari (ovvero il 12,62% dell’Isola), riportati nell’Inventario regionale delle Terre civiche.
«La titolarità di quelle terre è collettiva, della collettività locale stanziata in quel territorio», spiega Stefano Deliperi, presidente del GrIG. Ne deve essere salvaguardata la funzione economico-sociale della fruibilità collettiva e la funzione della tutela ambientale e paesaggistica. Domini collettivi, terreni a uso civico e demani civici costituiscono un patrimonio di grandissimo rilievo per le Collettività locali, sia sotto il profilo economico e sociale che per gli aspetti di salvaguardia ambientale.
I diritti di uso civico sono inalienabili, indivisibili, inusucapibili e imprescrittibili, e i domini collettivi sono tutelati con vincolo paesaggistico. Ogni atto di disposizione che quindi incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto a particolari condizioni: previa autorizzazione regionale e in cambio di un risarcimento economico da pagare alla collettività che è titolare del diritto, il quale sarà utilizzato per finanziare opere pubbliche utili a tutta la comunità.
I beni in proprietà collettiva sono inoltre soggetti per legge a vincolo di destinazione e a vincolo ambientale, e non possono essere oggetto di una concessione amministrativa che ne importi la trasformazione: il regime giuridico dei demani civici - spiegano sempre dal GrIG - prevede la “perpetua destinazione agro-silvo-pastorale”, nonché “l’utilizzazione del demanio civico in conformità alla sua destinazione e secondo le regole d’uso stabilite dal dominio collettivo”.
Perché la sentenza non convince
La numero 2/2026 del 19 ottobre 2026 per il GrIG rappresenta una sentenza «tutt'altro che condivisibile». «In estrema sintesi - spiega Stefano Deliperi - un complesso di norme di abolizione del feudalesimo e di ripartizione delle terre avrebbe eliminato i diritti di uso civico in Sardegna fin dall’800. In 150 anni nessuno se ne sarebbe accorto, compresi decine di magistrati che si sono occupati della materia. Imperterriti, poi, decine e decine di migliaia di sardi avrebbero continuato ad esercitarli illegittimamente, da banditi».
Oltre il sarcasmo, la realtà per il GrIG però è tutt'altra. «Le leggi liquidatrici dei diritti di uso civico del 1863 e del 1865 non ebbero mai piena applicazione, né migliore sorte ebbero le successive e il regio decreto del 1907. Tutte queste disposizioni saranno abrogate e superate dalla ben nota legge di riordino nazionale n. 1766 del 16 giugno 1927». Una norma quest'ultima per il riordino dei demani civici del regno volta a gestire l’enorme estensione dei territori collettivi, che ne determina natura, le ipotesi di inalienabilità assoluta ma anche le distinzioni principali, definendone struttura e destino.
Le argomentazioni della sentenza che disapplica il vincolo sulle aree interessate, nello specifico non convincono il GrIG sul piano giuridico. Anche perché «il Legislatore ha continuato serenamente a legiferare in materia, sia a livello nazionale che regionale. Il Governo ha emanato norme regolamentari nonché la Regione autonoma della Sardegna. Quest'ultima deve senz’altro procedere all’impugnazione davanti alla Corte d’Appello di Roma, Sezione specializzata per gli Usi Civici, competente per materia». Per l'associazione si tratta dell'«ennesimo pesante tentativo di accaparramento delle terre collettive in Sardegna».
Per il sindaco Locci la decisione è favorevole
Di tutt'altra opinione il sindaco di Sant'Antioco, Ignazio Locci. Il primo cittadino attraverso una nota diffusa via social definisce infatti la sentenza come "storica per Sant’Antioco e per la Sardegna", una "vittoria dei cittadini e del Comune sulla Regione". Il Comune si è schierato infatti, con ricorso autonomo, al fianco dei cittadini di Is Pruinis che avevano impugnato il provvedimento con cui la Regione (nel 2005) aveva riconosciuto in 51 lotti destinati alla vendita a privati la presenza di usi civici. Una decisione quest'ultima presa sulla base della ricostruzione storico-catastale, contro la quale per Locci è stata portata avanti "una battaglia di enorme rilevanza".
"Gli usi civici sono diritti collettivi che gravano su determinati terreni - dichiara il sindaco - limitandone la disponibilità e l’utilizzo da parte dei proprietari. Con questa pronuncia, il Commissario per la liquidazione degli usi civici disapplica il vincolo e la determina regionale del 2005 che lo aveva apposto e dispone la cancellazione delle aree di Is Pruinis dagli elenchi e dalle risultanze amministrative concernenti le terre gravate da uso civico del comune di Sant'Antìoco, segnando un passaggio fondamentale per i cittadini interessati e per il patrimonio comunale. È un risultato di enorme rilevanza per Sant’Antioco - prosegue sempre Locci - destinato ad aprire una riflessione sull’intero sistema utilizzato dalla Regione Sardegna per l’apposizione degli usi civici nell’Isola".
L'augurio espresso dal sindaco è che la Regione ora non impugni il provvedimento. Ma nel frattempo, dal GrIG non si limitano alla denuncia. Propongono una petizione popolare per la tutela dei territori interessati e non solo [che può essere sottoscritta qui https://c.org/5BLCJPwztk], guidata dallo slogan "Difendiamo le terre collettive della Sardegna!".




