Astensione dal lavoro per l'intera giornata e presidio sotto il palazzo del Consiglio Regionale, "perché il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale (CFVA) è un bene da tutelare nell’interesse della Regione Autonoma della Sardegna". Lo hanno annunciato attraverso un comunicato congiunto le organizzazioni sindacali SAFOR CISL, UIL CFVA e FESAL CFVA, annunciando una mobilitazione che guarda alla garanzia di tutela dei lavoratori ma anche a quella che definiscono una "progressiva perdita di capacità operativa di un Corpo che svolge funzioni essenziali di protezione civile, antincendio boschivo, polizia giudiziaria, vigilanza ambientale, tutela del patrimonio naturale, della fauna e del territorio della Sardegna, presidio di legalità e riferimento dei cittadini in ogni angolo del territorio della Sardegna". Una sciopero che - c'è da dire - non nasce all'improvviso, ma rappresenta l'ultimo passaggio di una vertenza aperta da settimane.
L'ultimo (per ora) tassello è quello di domani 21 luglio, data in cui il CFVA della Sardegna sarà al centro della mobilitazione sindacale. Una scelta presa in piena campagna antincendi (o meglio: nel suo periodo di massima attenzione, il quale va dal 1° luglio al 5 settembre) che arriva dopo la proclamazione dello stato di agitazione del 12 giugno e il tentativo di conciliazione davanti alla Prefettura di Cagliari del 26 giugno, conclusosi però senza un accordo.
Le tre sigle sindacali anche successivamente all’incontro avvenuto il 15 luglio con la presidente Todde (in cui avrebbero ricevuto "importanti rassicurazioni - hanno dichiarato a margine del meeting - ma attendiamo atti formali") hanno confermato la giornata di sciopero e il presidio, già definiti come una "scelta sofferta ma inevitabile". Ma vale la pena chiedersi: quali sono le ragioni della protesta? Perché lo sciopero arriva proprio nel momento più delicato della campagna antincendi? E ancora: perché il fronte non è compatto?
Perché si sciopera?
Uno dei principali motivi riguarda la carenza di personale. Secondo quanto riportano i sindacati, il Corpo forestale opera da anni con un numero di lavoratori insufficiente rispetto alle necessità del territorio: denunciano circa 400 posti vacanti tra agenti e ispettori su una dotazione organica prevista di circa 1.380 unità. Viene inoltre evidenziato il progressivo invecchiamento del personale (circa il 60 per cento degli operatori avrebbe superato i sessant’anni) ma al centro c'è anche la cosiddetta riclassificazione del personale, "attesa - dichiarano - da oltre venticinque anni". Si tratta del percorso che consentirebbe a chi lavora nel settore di accedere a un diverso inquadramento professionale, con maggiori responsabilità e un riconoscimento economico adeguato alle funzioni svolte, ma non solo.
Correlata è anche la richiesta del rinnovo del contratto collettivo (fermo e atteso dal 2020) per questo le organizzazioni sindacali, consapevoli anche del fatto che alcuni punti siano materia di competenza legislativa e statale, chiedono alla Regione Sardegna di aprire un confronto con le istituzioni competenti. Il fine - fra i tanti - è fare in modo che al personale del Corpo forestale regionale siano riconosciute tutele previdenziali considerate analoghe a quelle previste per altri corpi che svolgono funzioni di sicurezza pubblica, come - precisano - Carabinieri forestali e Polizia di Stato.
Tra le richieste anche il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nei processi di pianificazione strategica, l'istituzione di un tavolo tecnico per affrontare e risolvere criticità relative alle visite mediche, la sorveglianza sanitaria e all’idoneità professionale del personale. Non da poco, l'acquisizione di nuovi mezzi e attrezzature, "più volte annunciate ma mai concretamente realizzate".
La macchina antincendio in Sardegna e il nodo del DOS
Durante un incendio, la macchina operativa si basa su una catena di comando precisa. Il personale forestale interviene direttamente negli eventi più complessi, mentre altri soggetti possono essere coinvolti nelle attività di supporto, come la protezione civile e le compagnie barracellari. Sul luogo dell’incendio viene individuata la figura responsabile del coordinamento delle operazioni, il Direttore delle Operazioni di Spegnimento (DOS), che gestisce le decisioni operative fino alla conclusione dell’intervento.
Una figura determinante, che coordina le attività operative sul campo: valuta l’evoluzione del rogo, organizza il lavoro delle squadre impegnate nello spegnimento e decide, quando necessario, la richiesta di intervento dei mezzi aerei.
La funzione richiede esperienza, conoscenza del territorio e capacità di assumere decisioni in situazioni di emergenza. Pertanto, le organizzazioni scioperanti chiedono un pieno riconoscimento del ruolo del DOS attraverso un inquadramento giuridico ed economico adeguato, una formazione certificata, l’istituzione di un albo regionale dei professionisti e una copertura assicurativa specifica. Ma andando oltre le singole richieste, una domanda sorge spontanea: che cosa comporta lo sciopero per i cittadini e le cittadine durante la campagna antincendi?
A questa domanda Carmelo Prestileo, segretario della UIL-FPL CFVA, risponde innanzitutto con una rassicurazione: «Il servizio che svolgiamo è coperto dall’attività regolarmente. Abbiamo scelto questo periodo per far vedere che esistiamo, in un altro periodo dell’anno sarebbe passato inosservato». Ma ci tiene a ribadire che le criticità del Corpo Forestale siano questioni che investono tutta la popolazione, per cui «se le vertenze fossero accettate sarebbe positivo per tutti e tutte, perché chiediamo che la Regione si faccia carico del Corpo forestale, in modo da garantire la sua sopravvivenza». Parole che spostano il discorso sulle ragioni politiche e sugli obiettivi della mobilitazione, ma che non sono condivise in maniera unitaria.
Chi non partecipa
Il SAF (Sindacato Autonomo Forestale) e la CGIL CFVA, rappresentanza della Confederazione Generale Italiana del Lavoro all’interno del Corpo forestale regionale, pur riconoscendo alcune delle criticità denunciate, contestano la scelta della mobilitazione e alcune delle soluzioni proposte. «La situazione del Corpo è molto complicata, soprattutto negli organici, e coinvolge tutto il sistema», spiega Renato Mura, segretario della CGIL CFVA.
Secondo Mura però il quadro attuale sarebbe diverso rispetto al passato anche grazie ai concorsi avviati dall’amministrazione regionale. «Sono stati banditi tre concorsi: uno per agenti, che è in corso e conta più di 400 idonei, uno per ufficiali e uno per dirigenti. Non siamo davanti a una soluzione definitiva, ma si sta arrivando al ripristino di soglie più sopportabili».
Anche il SAF, attraverso il segretario Sergio Tallori, spiega la scelta di non aderire, evidenziando inoltre come alcune ipotesi di riorganizzazione potrebbero aprire alla possibilità di affidare funzioni operative anche a personale esterno al Corpo forestale regionale. Una prospettiva quant'ultima che considera rischiosa. «In Sardegna abbiamo una struttura interna che è in grado di svolgere questa funzione. Modificare questo equilibrio potrebbe creare sovrapposizioni e criticità operative».
Secondo CGIL CFVA e SAF, proprio questo rappresenta uno degli elementi principali che hanno portato alla scelta di non aderire allo sciopero. La riclassificazione del personale, nel caso del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, riguarda secondo Mura e Tallori soprattutto la possibilità di valorizzare il personale interno permettendo ad agenti e assistenti forestali di accedere ai ruoli superiori, in particolare quello degli ispettori, che hanno compiti di coordinamento operativo sul territorio.
«Darebbe una prospettiva di carriera a circa 800 persone che sono inquadrate all’interno del Corpo e permetterebbe di avere personale rodato, con esperienza, a guidare il ruolo operativo del Corpo forestale», spiega Mura. Per i sindacati non aderenti, infatti, la riclassificazione permetterebbe di rispondere alle carenze di organico valorizzando lavoratori che già conoscono il territorio e svolgono quotidianamente funzioni di maggiore responsabilità. «Gli ispettori sono coloro che conducono il ruolo operativo del Corpo - sottolinea Mura - e il personale che vogliamo far salire di carriera è già quello che spesso svolge quelle funzioni».
Dunque, stando alle loro osservazioni, l’avvio delle nuove procedure concorsuali rappresenterebbe un elemento di discontinuità rispetto al passato e renderebbe meno urgente una mobilitazione in questa fase. Per le sigle che hanno proclamato lo sciopero, invece, la protesta rappresenta un richiamo necessario alle istituzioni dopo anni di richieste rimaste senza risposte definitive.
Quesito aperto
In merito, già il 1° luglio la Giunta regionale ha espresso "pieno rispetto" per il diritto del personale e delle organizzazioni sindacali di rappresentare le proprie istanze, ribadendo come il rafforzamento del CFVA costituisce una priorità dell'azione di governo. Ma il presidio davanti al Consiglio regionale vuole riportare al centro del dibattito il futuro del Corpo forestale e di vigilanza ambientale come "patrimonio" della Regione Autonoma della Sardegna che deve essere "tutelato e valorizzato".
La mobilitazione del 21 luglio mette così in evidenza una frattura sulle strategie, ma anche un punto comune: la necessità di rafforzare un corpo che svolge un ruolo centrale nella protezione del territorio. Il confronto resta aperto ma sullo sfondo rimane un'altra domanda: quale modello di Corpo forestale vuole costruire la Sardegna nei prossimi anni, e quali risorse intende mettere in campo per garantirne il funzionamento?




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