RASSEGNA OLTRE - TRASCRIZIONE DELLA PUNTATA PODCAST
Cronaca:
Buongiorno dalla redazione di Sardegna Oltre, sono Lisa Ferreli e apriamo insieme con una selezione delle notizie più rilevanti uscite nell’ultima settimana.
Il futuro fragile della sanità sarda - min. 1:47
Che la sanità in Sardegna non goda di buona salute ormai è cosa nota e soprattutto ribadita quotidianamente. Guardando alla stampa, non c’è un giorno in cui tra i quotidiani sardi non ci sia una notizia che riguardi malasanità, tagli alle risorse, scioperi o lamentele per quanto riguarda la gestione politica del diritto alla salute. In settimana ad esempio c’è stata la richiesta arrivata dal sindacato dei medici Cimo Sardegna di riapertura dei posti letto ortopedici mancanti - attualmente infatti l’area vasta di Cagliari secondo quanto riporta il sindacato soffre di una carenza stimata di circa 40 posti letto di Ortopedia e Traumatologia, situazione che incide quotidianamente sulla gestione delle urgenze traumatologiche, ma anche su sovraffollamento dei Pronto soccorso e sui tempi di ricovero. Ci sono poi le questioni da un lato politiche dall’altro partitiche, con l’opposizione di centrodestra che in regione continua il suo pressing su una presidente che non intende per adesso lasciare l'interim della Sanità, e il Partito Democratico che ha di recente alzato il tiro trasformando il disagio dei territori in un dossier che sembra di guerra. Secondo i dati dem (leggo da bell’articolo della giornalista Marzia Piga che fa il punto sulla situazione su CagliariToday, lo metto tra le fonti nel nostro sito) la Sardegna detiene un triste primato nazionale: 270mila sardi hanno rinunciato definitivamente alle cure. La rete territoriale poi è polverizzata: 500mila cittadine e cittadini sono privi del medico di base e ci sono 496 sedi vacanti nella medicina generale, con un’emorragia costante di 100 medici l’anno. Anche l’accesso alle prestazioni è un terno al lotto: il sistema Cup riesce a fornire una risposta puntuale solo a una persona su quattro. E c’è poi il flop del bando per la medicina generale, dove gli incentivi per le “sedi disagiate” non hanno funzionato. Leggo da Unione Sarda che riporta infatti come per 496 posti complessivi da coprire, le domande sono state 70, la maggior parte per Cagliari e Sassari. Per questo la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale proclama lo stato d’agitazione: «Servono nuovi modelli organizzativi». Mentre parallelamente, a crescere è anche l’allarme per la nuova apertura di case e ospedali di comunità, prevista entro giugno. In merito, quello che chiedono i sindacati è infatti «chi ci andrà a lavorare? Mancano personale e organizzazione». Quella delle case e degli ospedali di comunità è una questione centrale sia nelle cronache che dal punto di vista proprio del presente e del futuro dell’accesso al diritto alla salute in Sardegna, questione che si intreccia al tema dei fondi PNRR. In campo ci sono infatti oltre 100 milioni di euro per 50 case e 13 ospedali di comunità e le risorse, la cui spesa va rendicontata entro l’estate, sono state riprogrammate dalla Regione privilegiando i progetti più vicini alla chiusura e quello che in settimana ha assicurato Todde è che “La Sardegna non perderà neppure un euro dei fondi del Pnrr destinati alla sanità”. Quella delle case di comunità quindi non è solo una questione tecnica o burocratica, ma riguarda molto concretamente il modo in cui immaginiamo — e organizziamo — il diritto alla salute nei territori. Per questo prima di chiudere questo primo punto con gli aggiornamenti a tema sanità vi lascio al contributo del medico, scrittore ed ex assessore agli Affari generali nella giunta Soru, Massimo Dadea, al quale abbiamo chiesto di spiegarci meglio cosa sono le case di comunità e perché vengono considerate così importanti per il futuro della sanità pubblica.
Fonti:
Sanità, appello del sindacato: "A Cagliari mancano 40 posti letto in Ortopedia, la Regione intervenga"
Pressing Pd su sanità 'verso punto di non ritorno, subito 100 milioni"
Sardegna, la fuga dei medici di base: 70 domande per 496 posti
Todde: “La Sardegna non perderà un euro dei fondi Pnrr per la sanità”
Perché dopo il 30 giugno la sanità sarda rischia la paralisi
Indice di gradimento: la presidente Todde terzultima nella classifica Swg - min. 8:16
Mi sposto ma non troppo perché ulteriore notizia della settimana, a tema politica, è che è tornato il giorno in cui i sondaggi rimettono in fila governatrici e governatori in territorio italiano e la Sardegna si ritrova ancora nella parte bassa della classifica. Alessandra Todde si attesta infatti al 33% nel gradimento rilevato da Swg, un dato che la colloca al terzultimo posto nazionale. Sto leggendo da un articolo di Cagliari Today che ci spiega come il 33% della presidente della Regione Sardegna segna una flessione di quattro punti rispetto alla precedente rilevazione. Un dato quest’ultimo che il Movimento 5 Stelle Sardegna interpreta come parte di un andamento nazionale più ampio. “I dati diffusi da Swg sull’efficacia percepita dei presidenti di Regione - dichiarano - confermano un elemento politico chiaro: Alessandra Todde resta stabilmente nella fascia più alta di consenso mai registrata in Sardegna in base all’intera serie storica Swg relativa all’Isola in quindici anni”. Quello che affermano dal movimento è anche che, “la leggera flessione va letta dentro un quadro nazionale caratterizzato da un generale arretramento del consenso verso le istituzioni e verso quasi tutti i presidenti di Regione”. Ma anche come “I dati Swg mostrano infatti che numerosi governatori risultano in calo rispetto al 2025. È evidente - sottolineano sempre i 5 stelle - come il clima di crescente difficoltà economica e sociale che attraversa il Paese stia producendo un malcontento diffuso che investe l’intero sistema politico nazionale, ben oltre i confini delle singole amministrazioni regionali”. Mi sposto ora su Sardegnagol dove il giornalista Gabriele Frongia in merito scrive come l’esito del sondaggio non rappresenti semplicemente una percentuale in discesa. È la sintesi impietosa - scrive - di quasi due anni di governo della Sardegna caratterizzati più dalle turbolenze giudiziarie e dalle beghe interne che da una visione politica capace di lasciare il segno. Da quando si è insediata a Cagliari, Todde ha dovuto fare i conti con la vicenda giudiziaria legata alle presunte irregolarità nella gestione delle spese elettorali. Una distrazione costosissima - scrive Frongia - pagata in termini di credibilità e consenso. Ma quello che emerge è anche come il calo di quattro punti racconta anche di un governo regionale che ha faticato a imprimere una direzione chiara su dossier cruciali per la Sardegna: dalla transizione energetica, con il tema delle rinnovabili che ha spaccato l’isola, alla sanità, fino alle infrastrutture. Vedremo naturalmente se i prossimi mesi cambieranno questo quadro, ma quello che raccontano questi numeri è anche la fatica di trasformare il consenso elettorale in una percezione stabile di governo, soprattutto su dossier che continuano ad attraversare e dividere l’Isola.
Fonti:
Gradimento governatori, Todde scivola al 33%: cosa dicono i partiti
Todde al 33%, il crollo nel gradimento non è casuale: è il prezzo di due anni di “bassa politica”
Sicurezza: cosa sta succedendo a Cagliari? - min. 11:09
Vado ora su Cagliari perché sono giorni in cui nel capoluogo si parla ampiamente del tema sicurezza. In settimana il consiglio comunale di Cagliari ha ripreso la discussione del tema sicurezza e della situazione di Piazza del Carmine dove da mesi è stata istituita la zona rossa, una discussione sollecitata da un’interrogazione della consigliera Stefania Loi ma ancora prima, dal giornalista Mario Giordano e della sua trasmissione “Fuori dal coro” che, con la presunta inchiesta su Piazza del Carmine, ha cercato di di mostrare una Cagliari che come scrivono su Sardinia Post, non esiste. Quello che infatti scrivono sulla testata online è come indubbiamente ci sono episodi di violenza i quali però accadono ovunque, per questo affibbiare a una città la definizione di insicura diventa quasi pretestuoso, se non addirittura pericoloso per chi ci vive - e questo anche perché i numeri, raccontano ben altro. In merito però mi taccio e lascio la parola a Roberto Loddo, giornalista e direttore del Manifesto Sardo, testata che in settimana è intervenuta sul tema con un articolo a firma di Marcello Cocco dal titolo eloquente: Cagliari non è Gotham City.
Fonti:
Cagliari non è Gotham City
Cagliari, alta tensione in Consiglio su Piazza del Carmine: scontro tra Loi e Zedda
Giordano su Rete 4: “Cagliari pericolosa”. Ma i numeri raccontano che è una delle città più sicure d’Italia
Corridoi universitari: arrivano 17 studenti e studentesse palestinesi - min. 16:42
Chiudiamo ora come sempre con una buona notizia perché in settimana in sardegna è iniziato l’arrivo di 17 dei 72 studenti e studentesse palestinesi giunti grazie a un'operazione di realizzazione dei corridoi universitari che coinvolge 21 atenei. Noi ne abbiamo parlato mesi fa raccontando come tra le parole che danno forma alle cronache del genocidio in corso in Palestina c’è il termine “scolasticidio”. Cosa significhi l’ha spiegato di recente Altreconomia: scolasticidio “è la distruzione del futuro e della speranza dei giovani”. Un’azione quindi che va oltre l’annientamento dei luoghi della conoscenza, mirando in maniera sistemica alla cultura stessa e alla sua possibilità di trasmissione. In merito rapporto già di luglio 2025 delle Nazioni Unite parlava chiaro: il 97% degli edifici scolastici di Gaza risulta distrutto o danneggiato. Mentre che “ogni università a Gaza è stata distrutta” UNICEF lo riportava già ad aprile 2024. Una distruzione che però non riguarda solo i luoghi, ma anche le persone; intere generazioni di studenti e studentesse di ogni ordine e grado impossibilitati a conoscere e le facoltà a cui erano iscritte le persone arrivate in Sardegna da Gaza sono infatti state devastate dalle forze israeliane. L’aeroporto di Alghero ha accolto in settimana nove persone palestinesi che proseguiranno la loro carriera accademica presso l’Università degli Studi di Sassari mentre otto saranno accolti dall’università di Cagliari. Il loro percorso sarà sostenuto concretamente attraverso borse di studio co-finanziate dagli atenei, dall’Ersu e dalla Regione Sardegna. L'iniziativa è promossa dal programma Iupals (Italian Universities for Palestinian Students), coordinato dalla Conferenza dei Rettori (Crui) insieme ai Ministeri degli Esteri e dell'Università. Una buona notizia come dicevo all’inizio, ma che si inserisce dentro una cornice profondamente amara: mentre questi studenti e studentesse arrivano in Sardegna per poter continuare il proprio percorso di studi, nei territori palestinesi il genocidio continua, insieme alla distruzione di scuole, università, conoscenza e futuro. Che l’accoglienza allora coincida anche col non smettere di guardare ciò che sta accadendo. Palestina libera.
Fonti:
Lo sbarco ad Alghero degli studenti palestinesi accolti in Italia
Gli studenti palestinesi arrivano in Sardegna: otto saranno accolti dall'Università di Cagliari
Contro lo scolasticidio, un corridoio verso le università sarde dedicato a studenti palestinesi
LA SETTIMANA SARDEGNA OLTRE - min. 19:05
Sardegna Oltre è una testata indipendente che racconta l’Isola andando oltre la cronaca, attraverso approfondimenti e storie che restituiscono complessità. Nella rassegna stampa settimanale, raccontiamo non solo le principali notizie ma anche quelle uscite su sardegnaoltre.org e sui nostri canali social! Io sono Alessandro Spedicati e ora le vediamo insieme:
Lunedì abbiamo inaugurato la settimana con un approfondimento della giurista Sara Cucaru a tema decreto sicurezza 2026 (QUI). Approvato a febbraio, il decreto si presenta come un giro di vite senza precedenti, con 34 articoli che inaspriscono molto le pene e ampliano i poteri delle forze dell’ordine. Tra le misure più discusse ci sono l’aumento delle condanne per rapine e manifestazioni pubbliche ma anche l’introduzione di strumenti che riducono le garanzie costituzionali, come l’accompagnamento coattivo senza previa autorizzazione e le sanzioni amministrative pesanti per le proteste. Quello che sottolinea Sara Cucaru è come il quadro che emerge dall’analisi del provvedimento è quello di un sistema penale in cui la sanzione diventa fine a sé stessa. La sua riflessione si sofferma ad esempio sull’art. 9, che trasforma in illeciti amministrativi le contravvenzioni in materia di riunioni pubbliche - il che è tutt’altro che una liberalizzazione. Le sanzioni pecuniarie previste (fino a ventimila euro) hanno un contenuto afflittivo superiore – in molti casi – alle previgenti pene penali, e sottraggono il procedimento alle garanzie del processo. Questo significa che prima, chi partecipava a una manifestazione non autorizzata rischiava una contravvenzione penale, con pena più bassa ma con tutte le garanzie del processo penale: diritto alla difesa, presunzione di innocenza, tempi certi. Oggi invece quella stessa condotta è un illecito amministrativo sanzionato fino a ventimila euro. Nessun processo, nessun giudice terzo a valutare il fatto: decide un’autorità amministrativa, con garanzie ridotte. La sanzione è più pesante e le tutele sono quindi ridotte all’osso. Vi leggo però adesso una parte dell’articolo di Sara Cucaru: “Il punto più preoccupante, però, non è tecnico: è politico. Questo decreto non si occupa di prevenzione. Non stanzia risorse per il welfare, per il reinserimento, per l’istruzione nei contesti di vulnerabilità, per il supporto alle comunità ad alta densità di criminalità. Non tocca le cause strutturali del disagio che alimenta certe condotte. Si limita a promettere che punire di più significhi produrre meno reati, una promessa che la storia del diritto penale moderno smentisce sistematicamente. Ciò che resta è la Corte costituzionale a cui spetterà — come al solito — il compito di ricondurre a ragionevolezza ciò che il legislatore ha costruito sotto la pressione del consenso politico e dell’allarme sociale”.
Martedì spazio invece a un articolo decisamente interessante di Filippo Frosini Piras che si inserisce all’interno dell’infinito dibattito sulla call di Vogue Italia a tema “subculture” (QUI). Se ne è parlato ampiamente, se ne parla ancora (a volte anche in termini che si avvicinano più al bullismo che alla consapevolezza condivisa, questo dobbiamo riconoscerlo) ma se quest’onda non vi ha travolto, vi dico brevemente cosa è successo. Una call lanciata da Vogue Italia e PhotoVogue volta a raccontare "realtà locali e regionali, modi di vivere e di essere fuori dal mainstream ma profondamente radicati nel tessuto culturale del Paese", ha suscitato un dibattito che nell'ultima settimana ha animato l'Isola attorno al concetto di "subcultura". Al centro della diatriba la copertina utilizzata per la call, un’opera (molto bella) dell’artista Gianmarco Porru che ha come protagonista l’abito tradizionale di Desulo. Ne è nato un grande dibattito attorno al concetto di subcultura e all’idea che la cultura sarda non sia una “sottocultura” di quella italiana. Quello che ha fatto nel suo articolo Filippo Frosini Piras, è ripercorrere la vicenda a partire dalle parole al centro del dibattito. Vi leggo direttamente un pezzo del suo approfondimento. “Il concetto di subcultura è stato elaborato dalla sociologia per descrivere quei gruppi che sviluppano stili, linguaggi, estetiche e valori in una certa tensione o distacco dalla cultura maggioritaria. In questa accezione, il prefisso sub non equivale a inferiore: indica piuttosto una posizione laterale, talvolta oppositiva, mai un rango inferiore in una scala di dignità culturale. In ambito antropologico, la definizione è ancora più neutra: indica un gruppo culturale che opera all’interno di una comunità più vasta”. L’ipotesi che avanza è che alla base ci sia quindi un fraintendimento, ma non solo. Riapro le virgolette e continuo a leggere. “Forse, invece del dizionario, per rispondere dovremmo guardare alla storia. La Sardegna non è un’appendice pittoresca dell’Italia, né un borgo tra mare e monti da dépliant. La sua cultura affonda le radici in un passato millenario autonomo. Tuttavia, per secoli, l’Isola è stata raccontata quasi esclusivamente da sguardi esterni: cartoline turistiche, stereotipi comodi o narrazioni esotizzanti. Il termine colonialismo interno qui non è iperbole ma descrizione del rapporto tra lo Stato centrale e l’Isola. Un rapporto fatto di sfruttamento di risorse, di imposizione linguistica e culturale, di sistematica marginalizzazione politica. Questo non ha ucciso la cultura sarda, anzi: ne ha rafforzato la capacità di resistenza. Ma l’ha anche costretta a vivere in una condizione di profonda asimmetria. Chi parlava sardo a scuola veniva deriso. Chi indossava l'abito tradizionale veniva considerato arretrato. Chi rivendicava autonomia veniva etichettato come estremista. E quando si attraversano generazioni di questi squilibri, si sviluppa una sorta di allerta permanente. Quando una cultura per secoli marginalizzata si sente nominare da una posizione centrale, anche un gesto benevolo può inavvertitamente sfiorare il dolore. La sensibilità sarda, in questo senso, è la memoria vivente di un rapporto storico asimmetrico”.
Mercoledì in un approfondimento a cura di Sara Brughitta abbiamo invece parlato di anzianità, diritto all’autodeterminazione e abitare (QUI). Vado con ordine: in Sardegna invecchiamento demografico e territoriale si intrecciano, disegnando un quadro complesso. Con un’età media di 49,2 anni e oltre 280 persone anziane ogni 100 giovani - anche se i territori più periferici arrivano a superare le 300 persone anziane ogni 100 giovani - quello che accade è che molte comunità si svuotano mentre parallelamente, i servizi diventano sempre più difficili da raggiungere. Non è quindi solo una questione numerica: il rapporto tra marginalità, diritto alla vita autonoma e accesso alle cure sta diventando sempre più problematico. In questo contesto, mentre oltre al sistema di cura anche il supporto familiare si indebolisce, la risposta tende a polarizzarsi: da un lato la permanenza in casa, spesso in condizioni di isolamento, dall’altro l’ingresso in strutture residenziali. Un panorama in cui però sempre più spesso il senior cohousing emerge come proposta innovativa: non come soluzione alla marginalità, ma più come possibile risposta inserita in una logica che guarda all'abitare condiviso come mezzo per valorizzare l’autonomia, la socialità e la prevenzione, all'isolamento soprattutto. Il senior cohousing è infatti un modello di abitazione condivisa pensato principalmente per le persone anziane che attraverso la condivisione di spazi comuni e servizi assistenziali/sanitari prova ad agire prima che fragilità e marginalità si manifestino. Ci sono delle opportunità ma ci sono anche dei limiti, per questo l’articolo si snoda anche attraverso un dialogo con l'associazione cagliaritana RE.COH Recupero e Cohousing e dell’architetto e consulente in Design for all, social housing e longevità Francesco Cocco. Un dialogo che in un'Isola che invecchia e si svuota, guarda prima di tutto alla garanzia del diritto di scegliere, a qualunque età. Da leggere, sempre su Sardegna Oltre - L’isola oltre la cronaca
SPORT - 27:10
Vediamo ora cosa è accaduto nella settimana sportiva isolana grazie al contributo di Francesco Aresu, direttore di Centrotrentuno:
Due modi diversi di affrontare il tema salvezza: da una parte il ko del Cagliari contro l’Udinese, che rimanda di altri 8 giorni il sigillo della matematica sulla permanenza in Serie A dei rossoblù di Pisacane. Dall’altra c’è la vittoria della Torres contro il Bra nell’andata dei playout per restare in Serie C, successo che permette ai sassaresi di ipotecare l’obiettivo. Ma andiamo con ordine, iniziando dal Cagliari. Lo 0-2 interno contro l’Udinese e la contemporanea vittoria della Cremonese sul derelitto Pisa hanno aggiunto una settimana di passione fuori stagione per i rossoblù. Non è bastato un ottimo primo tempo alla squadra di Fabio Pisacane, più volte pericolosa in area friulana ma ancora una volta priva della cattiveria giusta per fare gol. E così ai bianconeri di Runjaic è bastata la prima vera accelerazione della partita per trovare la rete del vantaggio con Buksa e, soprattutto, mettere il match sui binari più comodi, con una difesa pressoché perfetta della porta e con lo 0-2 nel finale di Gueye. Due parole sulla tristissima appendice del finale, con accuse di presunto razzismo da parte dell’inglese Davis verso il rossoblù Dossena, con tanto di post social dei due contendenti e comunicati al vetriolo dei due club. L’ennesima brutta pagina fatta segnare dal calcio italiano. Tutt’altro umore, invece, si vive a Sassari: il gol di Di Stefano nel match d’andata dei playout per restare in Serie C contro il Bra ha permesso alla Torres di Alfonso Greco di mettersi in pole position per il discorso salvezza. Il successo di Sestri Levante dà la possibilità ai rossoblù di avere tre risultati a disposizione per mantenere la categoria: Mastinu e compagni resterebbero in terza serie con una vittoria, con un pareggio e pure in caso di sconfitta con un gol di scarto, ma in quel caso si dovrebbe passare dai supplementari e non è un’eventualità che al Vanni Sanna nessuno vuole vivere. A proposito di playout, in Serie D è arrivato l’ultimo verdetto: nonostante una prestazione coraggiosa, l’Olbia ha perso 2-1 a Ischia decretando così la retrocessione in Eccellenza. Grande delusione nella città gallurese, nonostante una stagione al limite dell’incredibile e con un gruppo squadra più forte di ogni avversità, che però ha dovuto capitolare contro i campani. Resta da capire ora quale sarà il destino dei Bianchi, che vorrebbero tentare la carta ripescaggio, ma le ombre sul futuro sono molto scure. Diverso lo stato d’animo in casa Monastir, che grazie al pareggio 3-3 con la Flaminia si è aggiudicata la possibilità di giocare la finale playoff contro il Trastevere. L’ennesimo punto esclamativo su una stagione da ricordare, con il passaggio di proprietà da Marco Carboni a Romi Fuke che alza l’asticella delle ambizioni future della società campidanese.
FESTIVAL ED EVENTI IN ARRIVO - 29:45
E anche questa settimana in chiusura vi segnaliamo alcuni dei prossimi eventi sparsi nell’Isola, vediamoli insieme:
- Inizio col dirvi che fino al 7 giugno Ulassai ospita la seconda edizione della Biennale di arte contemporanea, intitolata “Il significato dell’opera”, un progetto che coinvolge venti artisti e tre curatori ospiti e che si sviluppa tra due sedi espositive, la Stazione dell’Arte e il CaMuC – Casa Museo Cannas. Ulassai si trasforma infatti ancora una volta in un palcoscenico d'eccezione per la Biennale dedicata a Maria Lai: un vero e proprio atto d’amore verso l'eredità artistica e umana della donna che ha saputo legare la sua comunità alla montagna. Attraverso il coinvolgimento di venti artisti e tre curatori di rilievo internazionale, l'evento propone un dialogo serrato tra la poetica della Lai e le visioni contemporanee, creando un ponte ideale tra passato e futuro. Un evento che vi consigliamo di non perdere anche perché passeggiare per le vie di Ulassai durante la Biennale significa immergersi in un’esperienza sensoriale totale, dove le opere si fondono con la roccia, il vento e la comunità. Le installazioni diffuse e gli interventi site-specific guidano visitatori e visitatrici dalla celebre Stazione dell’Arte fino agli angoli più intimi del centro storico, invitando a una riflessione profonda sul legame tra uomo e natura. È un invito al viaggio lento, avete tempo per viverlo al meglio.
- Vi dico anche che dal 23 maggio al 14 novembre il nord Sardegna diventa scenario di un articolato percorso musicale con la VIII edizione del Festival Internazionale di Musica Antica “Note senza tempo”, organizzato dall’associazione Dolci Accenti di Sassari. Per sette mesi, chiese e monumenti storici accolgono un programma dedicato alla musica barocca, distribuendosi tra Sassari, Porto Torres, Alghero, Castelsardo e Uri, in un dialogo continuo tra repertorio musicale e patrimonio architettonico. Ad aprire la rassegna sarà, il 23 maggio a Porto Torres, l’Accademia del Festival de Musica de Caimari, formazione proveniente dalla Spagna chiamata a inaugurare il calendario di eventi. Nei giorni successivi, il 29 e 30 maggio, il festival prosegue tra Porto Torres e Sassari con due appuntamenti firmati dall’Accademia Galan e dal Festival SYEMF, realtà che portano in scena progetti di respiro internazionale. In particolare, i concerti dell’Accademia Galan nascono da un percorso formativo rivolto ai giovani musicisti e musiciste, offrendo loro un’occasione concreta di esibirsi in contesti di rilievo. Il programma si estende poi ad altri centri del territorio e come detto procede fino a novembre, quindi anche in questo caso il tempo per organizzarsi e non perdere questa bella occasione, c’è. Festival Internazionale della musica antica, segnatevelo!
- Cari e care amanti delle sagre non ci siamo dimenticati di voi, per questo vi ricordiamo che questa domenica 17 maggio ci sarà a Villanovafranca la Sagra delle mandorle, giunta ormai alla sua 25esima edizione. A Villanovafranca, comune della provincia del Medio Campidano noto per l’importante complesso nuragico di Su Mulinu che vi consigliamo di visitare, per l’occasione sono stati organizzati diversi eventi. Il cuore gastronomico dell’evento è il pranzo organizzato dalla Pro Loco ma sono previste anche varie mostre diffuse, dimostrazioni di panificazione, pasta fresca e artigianato locale, workshop sulla produzione di olio di mandorle dolci, degustazioni, laboratori per bambini e bambine e ovviamente, musica e balli sparsi durante l’arco della giornata. Si terrà questa domenica quindi, se siete in zona o avete la possibilità di spostarvi, il consiglio è di fare un salto alla Sagra della mandorla
Siamo arrivati alla fine anche di questa puntata. Noi vi invitiamo a scriverci e mandarci segnalazioni di storie ed eventi, anche dai sardi nel mondo, su redazione@sardegnaoltre.org. Buon weekend dalla redazione di Sardegna Oltre La Cronaca


%2520(3).png&w=1920&q=75)
%2520(2).png&w=1920&q=75)
.png&w=1920&q=75)